Sicurezza.

«Sì ai controlli, no alla “Zona rossa”» 

L’appello dei commercianti in vista della scadenza prevista per fine mese 

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Sono trascorsi 370 giorni dall’istituzione della zona a sorveglianza rafforzata – o “zona rossa” – che comprende, oltre a piazza del Carmine, anche via Malta, via Sassari, via Maddalena, viale Trieste fino a via Tavolara, via Crispi, viale La Plaia e piazza Matteotti.

Sei mesi dopo la partenza era arrivata la prima proroga, motivata anche dai dati indicati dalla Prefettura: meno reati e una maggiore sicurezza percepita. Ora, alla vigilia della nuova scadenza e dopo un’estate che ha messo a dura prova il sistema, il bilancio è da riscrivere. Domani, in Prefettura, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica dovrà decidere se prorogare il provvedimento, modificarlo o lasciarlo scadere, come previsto finora, il 30 settembre.

I negozianti

«Prorogate i controlli, anche dopo il 30 settembre, ma non chiamiamola così». Italo Sulliotti, storico commerciante di Stampace, non ha mai approvato l’etichetta “zona rossa”. «Che cosa vuol dire? Che è un luogo di paura?». Per lui il problema è concreto e riguarda tutta la città: «Servono più controlli, più pattuglie, telecamere. Ovunque. Finora a pagarne è sempre stata solo piazza del Carmine». Sulliotti teme anche l’effetto sull’immagine della zona: «Molti, solo a leggere “zona rossa”, qui non vengono».

Valeria Kotenko, che da 13 anni gestisce una gastronomia proprio nella piazza, non vede grandi benefici per le attività: «A me non sembra abbia funzionato. E intanto tiene lontani soprattutto i clienti. Tante attività hanno chiuso, questa piazza sta morendo». Il paragone con dieci anni fa è impressionante: «Tanti bambini venivano a giocare, tante famiglie ci si radunavano, ora ho paura ad attraversarla persino di giorno». Più netto ancora Stefano Sandali, commerciante in un negozio di giardinaggio e piante in viale Trieste: «Rinnovarla? Sicuramente non sbaglierebbero, ma va rafforzata». Non bastano, dice, i passaggi occasionali: servono controlli di giorno e soprattutto di notte, arresti, pattuglie e unità cinofile, «anche in borghese».

Nuovi strumenti

Intanto Emanuele Frongia, presidente di Fipe Confcommercio, sposta il ragionamento dal nome al principio: «Il tema sicurezza va al di là della volontà di continuare o meno la zona rossa». Le caratteristiche della zona, dalla vicinanza alla stazione alla concentrazione di alcune attività e situazioni di fragilità, rendono necessario «mantenere azioni di presidio del territorio». La preoccupazione, per Frongia, è che alla cancellazione del provvedimento corrisponda anche un arretramento dei controlli. «Se togliere la zona rossa significa far venire meno queste azioni, la situazione è allarmante». Ma dopo un anno, aggiunge, forse è anche il momento di pensare a strumenti nuovi e a un coordinamento diverso tra istituzioni e forze dell’ordine.

L’applicazione

È proprio questo il punto su cui si sposta ora il confronto politico. Giuseppe Farris, consigliere comunale di CiviCa24, chiede che prima di decidere si mettano sul tavolo i numeri: «La zona rossa non va giudicata sulla base degli slogan, ma dei risultati». Reati, allontanamenti, ritorno delle stesse persone nelle aree interessate, eventuale spostamento dei fenomeni nelle zone vicine e percezione di chi vive e lavora nei quartieri. «Una misura eccezionale può essere utile per contenere un’emergenza, ma non può diventare il sostituto permanente del presidio del territorio».

Roberto Mura, consigliere di Alleanza Sardegna, d'altra parte considera la zona rossa «uno strumento utile se applicato correttamente», ma chiede una strategia più ampia per Cagliari. Tra le proposte, il ritorno del divieto di bivacco e un maggiore coordinamento tra Comune, forze dell’ordine e servizi sociali.

Dal canto suo il sindaco Massimo Zedda, guarda alla Prefettura: «Attendiamo la nomina del Prefetto per concordare insieme con le forze dell’ordine». Intanto domani il dossier tornerà sul tavolo del Comitato provinciale. Il futuro della zona rossa passerà da lì.

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