Il festival.

“Sentimental city”, un Alberto Fortis tutto da scoprire 

L’artista piemontese a Sassari con gli otto brani del nuovo cd 

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«La musica ha una meravigliosa forza terapeutica in questi tempi di malefatte globali». In quasi mezzo secolo di carriera Alberto Fortis ha mantenuto quella forza che trabocca dalle sue canzoni con onestà, a volte anche tagliente. Polistrumentista (piano e armonica soprattutto), artista a tutto tondo che ora dà spazio pure alla passione per le immagini, curando la regia di alcuni videoclip, l’artista piemontese di “Milano e Vincenzo” e “La sedia dei lillà” approda giovedì in piazza Moretti a Sassari (ore 20.30) per l'edizione numero 28 di Abbabula, organizzato dalle Ragazze Terribili. Fortis in carriera ha collaborato con artisti del calibro di George Martin e Carlos Alomar, ma anche con la London Philarmonic Orchestra. Ha condiviso il palco con Bob Dylan e James Brown. Ora il nuovo album “Sentimental City”, con otto brani inediti e il video del singolo “Ricordati di me”. In uscita anche un libro.

Alberto Fortis cosa si deve aspettare il pubblico?

«Un concerto di quasi due ore, un viaggio dagli inizi ad oggi. Non mancheranno i cavalli di battaglia, con tanti colori e sfumature, per arrivare sino a Sentimental City».

In “Ricordati di me” l'apertura è cantata da Moni Ovadia, come mai?

«Ci sono affinità di pensiero e stima nel suo percorso, poi ho scoperto che Moni non è solo una persona meravigliosa ma anche un bravissimo cantante e quindi gli ho chiesto la partecipazione».

Lei canta: «Non ho più niente da dire in un mondo dove tutti lo fanno». Riflessione o provocazione?

«Entrambe. Tutti fanno chiasso su tutto e niente sedimenta. Bisogna riflettere e pensare. Bisogna utilizzare l'immaginazione, riabituare i cervelli a immaginare e i social possono essere uno strumento meraviglioso».

Lei è ambasciatore di «pace preventiva»: cosa significa?

«Nasce dalla collaborazione col Maestro Michelangelo Pistoletto. È un lavoro sistematico e capillare sul costruire i presupposti sociali ed economici, gli equilibri di investimento, non per le guerre ma per la costruzione della pace».

Nel brano “Tra Demonio e Santità” definisce il mondo della musica un gran circo della melodia. Vale anche oggi?

«Dal clown di Fellini al Jocker di oggi è una provocazione, dietro la maschera c'è una realtà di vita, c'è velocità esasperata, c'è professionalità scesa, ma sta ritornando la voglia di qualità e la voglia di reagire, soprattutto tra i giovani studenti che incontro. Sento il profumo del desiderio di tornare alle cose belle. E l'arte, la musica, possono educare alla bellezza».

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