L’incontro.

«Sardegna, ti appartengo» Marco Baliani, corpo e anima 

Attore e regista, è tra i padri del teatro di narrazione italiano 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

È tornata in Sardegna una voce che ha fatto del racconto orale un atto politico e poetico insieme. Marco Baliani, 76 anni, tra i padri del teatro di narrazione italiano, ieri sera alle 22 a Guspini ha portato in scena “Kohlhaas”, all’interno della XIV edizione del Festival “BaB”, organizzato dall’associazione InCoro. Oggi alle 16, l’attore si farà poi cantastorie per i più piccoli con la lettura del suo libro per l’infanzia “Il signor Ventriglia”. Lo abbiamo incontrato per parlare del suo rapporto con l’Isola, dell’oralità narrante e di quella speranza che, forse, si nasconde ancora negli occhi di chi ascolta una fiaba.

Lo scorso novembre il suo percorso in Sardegna l’aveva portata anche nel carcere di Badu’e Carros; ora è di nuovo qui. Cosa la lega a quest’isola?

«Ho un legame fortissimo con la Sardegna. Ci torno ogni anno, a Carloforte, ed è un appuntamento che non salterei mai. Quello che mi colpisce di più è la capacità di quest’Isola di non farsi contaminare dal resto del mondo. Resiste, in un certo senso, mantiene una sua identità che altrove si è persa. Qui si respira un orgoglio di appartenenza al territorio che oggi, in questo Paese, è davvero difficile ritrovare. C’è poi una vitalità culturale che non si ferma mai, segno di una ricerca che non smette mai di rinnovarsi. La Sardegna, per me, è soprattutto questo: un luogo dell’anima».

Proprio questa vitalità culturale l’ha portata qui, a “Bimbi a Bordo”. Cosa resta oggi, dopo tante repliche di “Kohlhaas”, del racconto originale di Kleist, e quanto è ormai “Kohlhaas secondo Baliani”?

«Quello che funziona con l’oralità narrante è proprio questo: surclassa la pagina scritta, va in una direzione completamente diversa, perché si occupa di un territorio che non ha niente a che vedere con il mondo della scrittura. Diventa materia vivente. Allo scheletro osseo del testo di Kleist ho aggiunto nervi, muscoli e pelle, tratti dalla mia esperienza. Non mi interessa puntare su una narrazione in cui a prevalere sia il logos, a me interessa un altro tipo di storia».

Ha collegato più volte "Kohlhaas” ai conflitti del ‘68 e al confine sottile tra ricerca di giustizia e deriva verso la violenza. Portando oggi in scena questa storia, quelle domande morali parlano ancora allo stesso modo?

«No, non c’entra più niente. Quel tempo e questo presente sono come due universi paralleli. La rabbia di oggi non nasce più da costruzioni ideologiche, è più del singolo che della collettività. Quelle di oggi sono rivolte, più che rivoluzioni, come erano le nostre. Noi, magari sbagliando, puntavamo a un mondo da rifare. Oggi vedo una lotta sempre più impraticabile. I problemi sono enormi e manca una risposta; il nostro mi sembra un tempo senza obiettivi».

Di fronte a questo, come si colloca la scelta di rivolgersi al pubblico dei bambini con “Il signor Ventriglia”? Forse è proprio in loro che si può ancora nutrire una speranza?

«Più che di pubblico, a me piace parlare di persone. Ho sempre seguito il mondo dei bambini, che mi ha insegnato ad avere ritmo, narrazione, animazione. È così, ad esempio, che nasce la storia del Signor Ventriglia, un piccolo impiegato che scopre di essere seguito da un sosia nel cielo e si mette in cerca della propria identità. Sono molto legato a questo lavoro di scrittura in rima stralunata, perché è frutto della collaborazione con mio figlio Mirto, che ne ha curato le illustrazioni.

Raccontare storie ai bambini, poi, è molto importante perché, come ha ben spiegato Walter Benjamin, i bambini sono protagonisti attivi, capaci di immergersi completamente.

Credo sia proprio questo il punto: raccontare ai bambini non significa parlare loro da fuori, ma dare loro uno spazio in cui entrare, travestirsi, diventare parte della storia. Più passa il tempo e più mi convinco che i bambini siano le persone più giuste a cui rivolgermi: saper raccontare loro significa, per me, saper stare nel mondo».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi