Un viaggio nel tempo, nel cuore più antico della città. Si entra e la città di oggi scompare. Le pareti di roccia si alzano imponenti, la luce accarezza le pietre, un arco in mattoni emerge tra le murature millenarie. Ogni passo racconta una storia, ogni frammento custodisce un pezzo di passato. Sotto il Bastione di Santa Caterina c’è una Cagliari che pochi conoscono, rimasta nascosta per anni dietro un cantiere interminabile. Ora finalmente torna alla luce. E la città può riappropriarsi di uno dei suoi tesori archeologici. Una bella notizia, anche se per festeggiare la riapertura completa del Bastione bisognerà attendere ancora: una parte della terrazza resta chiusa e servirà ancora del tempo per completare gli interventi di messa in sicurezza, a cominciare dai parapetti.
Riscoperta
L’inaugurazione dell’ipogeo segna la conclusione di un lungo percorso di scavi, restauri e valorizzazione. Un risultato che restituisce ai cagliaritani un patrimonio rimasto per troppo tempo inaccessibile. Ma soprattutto una straordinaria testimonianza della storia della città, capace di attraversare millenni e riscrivere alcune delle conoscenze sulle origini del quartiere di Castello.
A raccontarlo è Sabrina Cisci, archeologa della Soprintendenza, responsabile delle indagini scientifiche. «Per noi è un giorno di festa», racconta, sottolineando la collaborazione con il Comune. «Il nostro obiettivo non è scavare e tenere tutti i dati nel cassetto ma condividere con la cittadinanza le bellezze e la storia della città», aggiunge.
Quello di Santa Caterina non è un semplice ambiente sotterraneo. È, come lo definisce l’esperta, «un vero palinsesto della città». Un luogo nel quale epoche lontanissime si sovrappongono, offrendo una lettura sorprendente del passato di Cagliari. «Gli scavi hanno infatti portato alla luce testimonianze preistoriche, tra cui una tomba neolitica, una cisterna punica, un edificio di culto romano e tracce di riutilizzo in epoca bizantina», spiega ancora l’esperta. Scoperte che modificano la ricostruzione storica di questa parte di Cagliari. «Prima si credeva che il quartiere Castello fosse disabitato fino all’epoca medievale. Invece abbiamo la preistoria, la cisterna punica, l’edificio romano e il riutilizzo bizantino», spiega l’archeologa.
Ma c’è anche un mistero ancora tutto da chiarire. Durante le indagini sono stati rinvenuti scheletri, resti umani sui quali sono tuttora in corso approfondimenti. L’ipotesi, ancora da verificare, è che possano appartenere a persone morte durante antichi scontri, forse in età bizantina o in occasione dei conflitti con gli arabi.
Le visite
«La riapertura», nelle prossime settimane, consentirà di conoscere ambienti finora sconosciuti. Un momento importante perché finalmente potremo vedere le diverse stratificazioni di questo sito e associarle alle diverse epoche che lo hanno visto protagonista», sottolinea l’assessore ai Lavori pubblici Yuri Marcialis. L’accesso avverrà attraverso visite guidate in piccoli gruppi (l’idea, per ora solo tale, è di un ticket unico con la Galleria dello Sperone).
L’attesa
Resta però ancora un capitolo da chiudere. Quello della terrazza del Bastione di Santa Caterina, che non sarà immediatamente restituita ai cittadini. Per la riapertura (ieri è stata inaugurata la prima parte, a ridosso della scuola) bisognerà attendere ancora un po’ di tempo. Ma dopo tanti anni di lavori (almeno 15) Santa Caterina ricomincia a raccontare Cagliari ai cagliaritani. ( ma. mad. )
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