È durata poco più di 24 ore la designazione del leghista Trifone “Nuccio” Altieri come presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione. Dopo una giornata ad alta tensione, con uno scontro fra le opposizioni (che lo giudicavano incompatibile con l'incarico) e il Governo (che assicurava il contrario, spiegando di aver «preavvertito i due principali partiti di opposizione» senza che emergessero «contrarietà o riserve»), l'ex deputato ha deciso di farsi da parte.
La resa
«Pur possedendo i requisiti e le competenze necessari, dopo essermi confrontato con il presidente Meloni e i vicepresidenti Salvini e Tajani, ho deciso, per ragioni di opportunità politica, istituzionale e personale di ritirare la mia disponibilità», ha spiegato, dicendosi «dispiaciuto per gli attacchi mediatici e le polemiche che hanno accompagnato questa scelta, nonostante il mio percorso professionale e l'esperienza maturata in importanti realtà istituzionali e industriali». Ora il Consiglio dei ministri dovrà avviare una nuova procedura di nomina, dopo quella che Giorgia Meloni aveva difeso in mattinata («era nelle nostre competenze farlo») mentre le opposizioni, che contestano anche l’indicazione del deputato della Lega Giulio Centemero a commissario della Consob, avevano scritto una lettera alla premier chiedendole di ritirare la nomina.
«Conto che tutto sia assolutamente regolare», era a metà giornata la linea di Matteo Salvini, che nel 2024 affidò al pugliese Altieri (entrato nel partito nel 2017, dopo essere stato eletto deputato con FI) il ruolo di responsabile del dipartimento Difesa della Lega. Incarico mai ricoperto perché comunicò subito l'indisponibilità, in quanto già componente del cda di Leonardo.
Le opposizioni avevano citato la legge che regola la nomina all'Autorità nazionale anticorruzione, ora guidata dal giurista Giuseppe Busia e prima ancora dal magistrato Raffaele Cantone. Il decreto legislativo 150 del 2009 sancisce che «il presidente e i componenti dell'Autorità non possono essere scelti tra persone che rivestano incarichi pubblici elettivi o cariche in partiti politici o in organizzazioni sindacali o che abbiano rivestito tali incarichi e cariche nei tre anni precedenti e, in ogni caso, non devono avere interessi di qualsiasi natura in conflitto». Col passo indietro di Altieri ora la partita per l'Anac si riapre.
I casi Armao e Bartolozzi
Intanto, a un mese dall'interrogatorio preventivo, il gip di Palermo ha disposto gli arresti domiciliari per l'ex vicepresidente della Regione Sicilia Gaetano Armao, per la Procura al centro di un giro di mazzette intascate attraverso il legale e amico Pierluigi Matta. Per il giudice ci sono gravi indizi di colpevolezza e per entrambi sussisterebbe il rischio di reiterazione del reato. Armao venne filmato dalle telecamere della polizia mentre prendeva buste con denaro da Matta.
Intanto la Consulta accoglie parzialmente il ricorso della Camera nei confronti del Tribunale dei ministri e della Procura di Roma sulla posizione di Giusi Bartolozzi (moglie di Armao). Secondo la Corte costituzionale, i magistrati possono procedere, ma dovranno prima informare la Camera, con le indagini che vedono la ex dirigente di via Arenula accusata di false dichiarazioni al pm sul caso del generale libico Almasri, arrestato a Torino e poi rilasciato e riportato con un aereo dei servizi a Tripoli.
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