Due anni di legislatura e due strappi in maggioranza importanti. Entrambi sulle questioni della sanità, cavallo di battaglia del Campo largo per tutta la campagna elettorale delle scorse elezioni. La governance, quindi la scelta dei dirigenti nelle dodici aziende sanitarie (le otto Asl, il Brotzu, le due aziende ospedaliero universitarie, l’Areus), è stata da subito al centro del dibattito. La presidente della Regione non ha mai nascosto di voler imprimere una svolta, ma per riuscirci era necessario che nei posti di comando ci fossero teste del centrosinistra e del M5S. Da qui, la decisione di scrivere una legge che lo rendesse possibile.
Le tappe
La riforma è arrivata a marzo del 2025 prevedendo il commissariamento straordinario di tutte le aziende e la decadenza automatica dei direttori generali (nominati dal centrodestra) con contratto in scadenza a fine 2026. Grande battaglia in Aula: il centrodestra che non ha mancato mai di avvertire che la norma sarebbe stata impugnata dal Governo e successivamente bocciata dalla Corte Costituzionale. Oltretutto, in quei mesi di inizio 2025, pur di portare a casa la legge, soprattutto per volere della presidente della Regione, la maggioranza ha accettato di rinviare la prima finanziaria di legislatura di quattro mesi.
I commissari
Nonostante tutto, approvata la riforma, Alessandra Todde è andata avanti sulla strada dell’attuazione. Ad aprile ha nominato dodici commissari. Qui si consuma il primo scontro con il Pd che decide di far mancare il voto dei suoi tre assessori, parlando di «un’istruttoria imperfetta sotto il profilo giuridico, tecnico e politico», che «rischia di costituire un rallentamento e un ostacolo all’attuazione della riforma approvata a marzo, anziché favorire il dispiegamento degli auspicati benefici effetti nei confronti della sanità in Sardegna e, conseguentemente, della salute dei cittadini». Il Pd era certo che nei giorni successivi il Governo avrebbe impugnato la legge. E così è stato: il ricorso è arrivato il 30 aprile: «La possibilità di una decadenza automatica dei vertici aziendali configura un'ipotesi di spoils system più volte censurato dalla Corte Costituzionale, perché ritenuto in contrasto con le garanzie desumibili dal principio costituzionale di continuità dell'azione amministrativa».
La bocciatura
Per la decisione della Corte Costituzionale bisognerà attendere otto mesi. La Consulta pubblicherà la sentenza il 23 dicembre, a ridosso di Natale. Dà ragione al Governo: lo spoils system non si poteva fare, tanto più che non era giustificato da una riforma organizzativa delle aziende sanitarie. A quel punto, alla Giunta non resta altro da fare che revocare, a valere dal 25 dicembre, i commissari nominati ad aprile, e qualche giorno dopo, il 31 dicembre, nomina al posto loro i direttori generali, proprio come previsto nella legge prima impugnata poi bocciata. Non li indica tutti. Lascia scoperte le Asl di Cagliari, Olbia e Sassari. La ragione? Meglio attendere il responso del Tar sul ricorso dell’ex dg della Asl 1 Flavio Sensi. Meglio trovare un accordo con i dg licenziati ad aprile. Il Tar accoglie il ricorso e Sensi è reintegrato. Nel frattempo, nessuna intesa è stata raggiunta con gli ex direttori di Cagliari e Olbia. Che ora potrebbero ricorrere contro le nomine deliberate ieri. (ro. mu.)
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