Sembrava solo un rito profano la Poettomania dei cagliaritani. Un’ossessione financo provinciale, se osservata con un certo distacco. Ma dopo un ciclone balordo e due mesi senza sole, la domenica alla spiaggia dei Centomila ha portato con sé qualcosa di sacro. Di visibilmente religioso. A cominciare dal silenzio. Non un clacson suonato negli accessi al mare che ieri, ovunque si passasse (da Ponte Vittorio, l’Amsicora o l’Asse mediano), richiedevano oltre venti minuti di fila. Come se l’attesa per mettere i piedi sulla sabbia, obbligasse a un qualche fioretto.
L’assalto
Il Poetto, dal canto suo, non si è fatto trovare impreparato. Il maestrale al terzo giorno ha regalato la migliore tonalità del mare. Una trasparenza azzurrata, ora tendente al verde, roba che solo il vento da nord-ovest sa regalare. Tanto che gli sfregi lasciati da Harry, ancora visibili in qualche angolo trasformato in riparo per rifiuti e detriti, erano nulla rispetto alla sospirata bellezza della spiaggia cagliaritana. «Da noi per fortuna nessun danno», dice Giovanna dall’Aurora. Sono le 13,07. «No, mi dispiace, siamo full (pieni)», risponde a un cliente che chiede un tavolo. Giovani, ragazze, uomini e donne. Anche anziani. Tanti. In cucina s’intravedono una montagna di patate fritte e almeno otto camerieri stranieri. Anche a Le Palmette derubricano il ciclone a evento marginale: «Qualcosina l’abbiamo subìta, ma non saprei quantificare», è la sintesi, mentre piatti e vassoi scorrono veloci verso i tavoli.
«Pochi danni»
Adesso si scopre, a dispetto del pienone da giorni festivi e gli allarmi iniziali, che «in queste settimane, malgrado il brutto tempo, noi abbiamo lavorato. Certo, non come oggi (ieri, ndr), ma è andata bene». Lo ripetono dalla Prima all’Ospedale marino, passando per l’Oasi. «Ci siamo fermati solo con l’allerta rossa – dice il titolare Samuele Murgia –, per il resto il ciclone ci ha costretti solo a qualche intervento da bricolage. Per sistemare alcune tavole delle pedane o togliere la sabbia di troppo». Al Nilo non è andata diversamente: «Anche qui pochi danni. Avendo saputo per tempo che sarebbe arrivato il ciclone, abbiamo messo in sicurezza le strutture».
Le emergenze
Harry, alla fine, più che i baretti ha colpito gli stabilimenti. Al D’Aquila hanno perso la rotondina, ma soprattutto al Lido ci sono scene da cantiere. Sul lato destro, la sabbia è accumulata al centro dell’arenile, «perché sino ad aprile non possiamo toccarla», dice lo storico proprietario, Angelo Cerina. I danni stimati, «in attesa della perizia giurata», arrivano a «600mila euro». A sinistra è rimasta giusto una striscia di sabbia. «Noi abbiamo aperto il negozio perché vogliamo vedere un futuro di speranza», dice Rita Candura dal “Vezzi beach”. In vetrina, costumi e parei, borse da mare e teli: «Abbiamo venduto, facendo un po’ di offerte».
I ritrovi
Davide, Riccardo, Marco, Federico e Silvio sono cinque amici dai 30 ai 36 anni. Si dividono tra maniche lunghe e corte. «La cosa buona del ciclone è che ha riportato su un po’ della vecchia sabbia bianca. Ma anche tanta posidonia. Noi siamo ottimisti: quei metri di arenile cancellati torneranno. Per ora va bene così: dopo settimane, questa è una bella domenica insieme al Poetto». Al mare è tornato anche Massimiliano Mazzuzzi, 57 anni: «Il sole ci voleva». Il ritrovo a Marina Piccola è anche per Franco Sanna (88), Enrico Cardia (69) e Salvatore Maffei (74): «Il nostro stabilimento è vicino a quella palma», indicano col dito. I cagliaritani sono eclettici. Ma senza mare e sole si fatica a immaginarli.
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