Il sistema sanitario del cagliaritano rischia il collasso con l’arrivo nell’ala sud del carcere di Uta degli 88 detenuti in regime di 41 bis. Medici, sindacati e magistrati manifestano timore per le possibili pesanti ripercussioni su servizi molto fragili e non in grado di rispondere alle attuali esigenze dei cittadini. I nuovi ospiti del penitenziario costituiscono un ulteriore aggravio. «C’è un problema di tenuta del sistema», avverte la presidente del Tribunale di sorveglianza di Cagliari Cristina Ornano.
Ricoveri
Suscita preoccupazione la gestione dei ricoveri dei detenuti sottoposti al carcere duro. In questo caso bisogna isolare l’area in cui il paziente trascorre il periodo di degenza con la previsione di un circuito di sicurezza molto impegnativo, sul piano organizzativo, per l’intera struttura ospedaliera. Si tratta di procedure straordinarie gestite dal servizio sanitario nazionale d’intesa con l'amministrazione penitenziaria e l’autorità giudiziaria. Occorre blindare i reparti riducendo notevolmente i posti letto disponibili in presidi ospedalieri già congestionati.
L’ambulatorio
C’è poi l’assistenza sanitaria dentro il carcere. Aspetto che diventa ancora più dolente dopo la lettura della nota inviata lo scorso 7 settembre da uno dei medici dell’emergenza in servizio nel carcere di Uta al direttore sanitario della struttura Gianfranco Carboni e per conoscenza al direttore generale dell’Asl di Cagliari Aldo Atzori. Il giornalista Mauro Pili, entrato in possesso del documento, lo ha pubblicato sui social. Oggetto: criticità riscontrate nell’area sanitaria del reparto di detenzione dedicato in regime di detenzione 41 bis. «Nell’area sanitaria in oggetto -si legge- vi è attualmente solo un locale, di piccole dimensioni, adatto a contenere la barella in dotazione all’istituto». A seguire, l’elenco di tutto ciò che serve per assicurare servizi sanitari adeguati. Si chiede inoltre, in uno stile burocratico da cui però traspare una forte apprensione, «l’adeguamento del personale infermieristico all’incremento della popolazione detenuta nei turni ordinari e soprattutto durante i turni notturni , caratterizzati dalla presenza di un solo medico di guardia».
I bandi per i medici
Servono anche medici esperti. L’azienda sanitaria ha pubblicato bandi urgenti per il conferimento di incarichi a tempo determinato nell’ambito della medicina penitenziaria. Sul piede di guerra i cinque professionisti, con il contratto in scadenza il prossimo 15 settembre, messi da parte per presunte incompatibilità. Ritengono sia un’ingiustizia. Sarà battaglia legale sul filo dell’interpretazione delle norme. Si cercano medici per coprire più turni scoperti nel tentativo di potenziare l’equipe sanitaria che ha serie carenze d’organico. Tra i candidati a ricoprire i posti vacanti neolaureati senza specializzazione e camici bianchi in pensione. «L’intero carcere -ricorda la Camera Penale di Cagliari- può contare soltanto su due medici a tempo pieno (36 ore settimanali), affiancati da circa otto medici di medicina generale con prestazioni a orario ridotto. Analoghe criticità riguardano il personale infermieristico, limitato a quattro infermieri a tempo pieno».
I costi
La spesa sanitaria per i detenuti nelle carceri dell'isola è a totale carico della Regione. La presidente della Regione Alessandra Todde ha stimato un impatto di circa 15milioni per i detenuti trasferiti a Uta.
«Da tempo -accusa Irene Testa, garante regionale per le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale - denunciamo una situazione gravissima: istituti sovraffollati, carenza di agenti di Polizia penitenziaria, personale allo stremo, insufficienza di medici e operatori sanitari. A tutto questo si aggiunge ora un reparto che, per la particolare complessità del 41-bis, richiede ancora più personale, risorse e organizzazione. Non si può continuare a decidere sulla Sardegna senza la Sardegna, caricando ulteriormente un sistema penitenziario già in ginocchio. Il Ministero -conclude la garante- dovrebbe chiarire quali nuove risorse, quanti agenti, medici e operatori siano stati assegnati a Uta».
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