Regione

Sanità, l’ipotesi dell’interim fino al 2029 

Todde ricopre il doppio incarico da sei mesi, malumore crescente in maggioranza 

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Il doppio incarico dura ormai da sei mesi e c’è chi sostiene che la situazione resterà tale fino alla fine della legislatura. La governatrice Alessandra Todde ha assunto l’interim alla Sanità sul finire del 2025, dopo aver revocato la delega ad Armando Bartolazzi. Nella stringatissima nota della Regione datata 11 dicembre si parlava di interim «fino alla nomina del nuovo assessore». Come se il passaggio fosse imminente e soprattutto scontato. Ma da quel giorno la presidente non ha avuto alcuna difficoltà a immedesimarsi nella parte della donna della Sanità in Sardegna. «Dobbiamo essere incisivi sulle politiche e credo che ai sardi interessi poco quanto durerà il mio interim», ha sempre detto, «piuttosto interessa quanto questo sia efficace, se effettivamente c’è un cambio di passo, e se le misure che noi stiamo mettendo in campo rispondono rispetto ai bisogni di sanità della regione. Il tema dell’interim viene usato dalla minoranza, ma è marginale. Lo terrò fin quando serve». Concetti espressi un paio di mesi fa e ribaditi anche di recente.

«Serve un assessore»

In realtà non è solo il centrodestra a chiedere un assessore tempo pieno. In maggioranza il malumore è crescente. Il Pd ha sempre considerato l’interim «una misura di emergenza, non può essere un provvedimento definitivo, dovrà essere il più breve possibile». Todde ha ascoltato ma – secondo fonti vicine – non ha mai preso seriamente in considerazione di lasciare. Anche perché – è l’opinione più diffusa – non saprebbe a chi affidare una delega così delicata che, sulla base degli accordi post voto, deve pur sempre restare nell’orbita del Movimento Cinquestelle. Il problema è che i pentastellati non hanno un nome alternativo. Serve infatti una figura competente ma allo stesso tempo forte, in grado cioè di sostenere tutti gli attacchi che chi governa la sanità in Sardegna si trova ad affrontare. E l’unica nelle condizioni di reggere questo tipo di stress è proprio Alessandra Todde, che infatti non molla.

Tre ipotesi

Un’alternativa forse ci sarebbe: l’attuale assessora al Lavoro Desirè Manca che, in tempi non sospetti, dichiarò che avrebbe accettato di guidare la sanità se la presidente glielo avesse chiesto. Ma il punto è proprio questo: Todde non avrebbe nessuna intenzione di rivolgersi alla consigliera più votata in Sardegna. Addirittura – emerge da indiscrezioni – la presidente avrebbe intenzione di lasciare l’interim dopo le elezioni politiche, dopo che cioè Manca – a cui il partito ha offerto una candidatura sicura – avrà già fatto i bagagli per Roma. Altra ipotesi circolata negli ultimi giorni: l’attuale capo di gabinetto della Sanità Stefano Ferreli. Ovvero, qualcuno di cui la governatrice si fida ciecamente, e che garantirebbe continuità nella gestione. Infine: il consigliere di Uniti con Alessandra Todde, l’attuale vicepresidente del Consiglio regionale Giuseppe Frau. Ma anche questa strada sarebbe problematica perché in Giunta ci sono già troppi membri dell’Assemblea. Sette compresa la presidente, tanti da mettere a rischio i lavori dell’Aula. È accaduto due settimane fa quando il presidente del Consiglio Piero Comandini ha dovuto far slittare la seduta per mancanza del numero legale che, va ricordato, deve essere garantito dalla maggioranza.

Pd-M5S

Negli ultimi mesi proprio le questioni sanitarie hanno messo a durissima prova i rapporti tra Todde e M5S, da una parte, e Pd dall’altra. In un report i Dem avevano parlato di un sistema prossimo addirittura al collasso, qualche giorno prima la governatrice e assessora ad interim Alessandra Todde aveva rappresentato in Aula la fotografia di una Regione che sta intervenendo «con tutte le energie possibili per cambiare ciò che non funziona, migliorando il sistema attuale». Posizioni agli antipodi, Un mese fa le due parti si sono incontrate negli uffici della Regione in viale Trento per provare a trovare una linea comune. Un tavolo tecnico in cui si è discusso delle priorità da affrontare: il ruolo dell’Ares, la spendita dei fondi del Pnrr destinati a Ospedali e Case di comunità, la medicina territoriale, il sistema dell’emergenza urgenza, le liste d’attesa. «Un incontro positivo con totale condivisione delle priorità e delle azioni legislative e organizzative da mettere in campo», è emerso da una comunicazione ufficiale condivisa. In quell’occasione Todde ha assicurato la convocazione a stretto giro di un secondo tavolo. Ancora da fissare.

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