La terza generazione a Porto Rotondo ha la faccia di Edoardo Donà dalle Rose, 21 anni, una laurea al King’s college di Londra, che si presenta nel salotto di casa , la granitica piazza San Marco, come prima linea della cordata che si candida a governare il Consorzio. Alle spalle, va da sè, la madre Una, lo zio Leonardo e soprattutto il nonno Luigi, il conte veneziano, che il borgo l’ha fondato. «Aveva più o meno la mia età», ricorda lui che al nonno è legatissimo. La storia del turismo di lusso in Gallura, come accade spesso alle imprese visionarie, l’hanno fatta ragazzi poco più che ventenni come Karim Aga Khan e, più in piccolo, i fratelli Luigi e Nicolò Donà dalle Rose. Questione di capitali, certo, ma anche la capacità di immaginare dei vent’anni.
Il progetto
Edoardo non è solo e a presentare il progetto “Porto Rotondo 2026” che a luglio punterà a ottenere la fiducia della maggioranza dei tremila consorziati. Accanto a lui a illustrarlo c’è Rafael Torres Sanchez, fondatore di Luxe Capital Americas, executive internazionale con oltre 25 anni di esperienza nel riposizionamento di asset, che i rumors (non confermati) danno per presidente designato. «Una Ferrari da rimettere in pista», è la metafora scelta dal manager spagnolo che punta al rilancio del borgo nel segmento del lusso.
L’erede
Il giovane Donà ha le idee chiare. Studi nel Regno Unito dall’età di 13 anni, specializzato in Business and management, cofondatore della startup Smart trip, un’applicazione che aiuta a viaggiare. Sostenibilità e innovazione tecnologica sono i punti fondanti, molto generazionali, del programma. «Il piano – racconta – è basato su tre pilastri concreti: l’innovazione digitale, attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale e di sistemi avanzati per ottimizzare i servizi consortili, dalla gestione delle utenze alla sicurezza, per rendere la vita di ogni consorziato fluida e senza intoppi; la sostenibilità integrata, per tutelare l’asset più prezioso, ovvero l’ambiente, con una mobilità elettrica interna e una gestione del verde che valorizzi il paesaggio, la cultura, l’arte. E poi andare oltre alla stagione estiva. Non è possibile fermarsi a settembre». Porto Rotondo è business ma anche radici. Legacy , ripete più volte, in un concetto di eredità che non è materiale. «Ci sono praticamente nato, qui ho i miei amici e ci ho sempre passato molto tempo. Mio nonno ha sempre visto questo posto come se fosse un figlio – racconta – per imparare bisogna fare e mettersi in gioco. E io imparo tantissimo in ogni momento che passo con mio nonno. Lui ha avuto un incredibile coraggio a creare tutto questo quando aveva più o meno la mia età». Quanto conta un nome importante? «Per me conta, ma non perché ti renda più importante degli altri. È una questione di responsabilità».
Il progetto
Rafael Torres Sanchez ha illustrato più nel dettaglio il progetto. «Porto Rotondo – ha spiegato - rappresenta una delle realtà residenziali e di hospitality con il più alto potenziale di crescita nell’intero panorama internazionale. Per troppo tempo, tuttavia, è mancata una visione attiva e concreta di rilancio, capace di leggere Porto Rotondo non come una somma di entità isolate, ma come un ecosistema unico integrato nello sviluppo già in essere del Comune di Olbia». E, giusto per partire col piede giusto, le interlocuzioni con l’amministrazione comunale e con l’assessorato regionale al Turismo, sono già in corso. Il modello, fatte le dovute differenze tra una città e un borgo turistico, per il manager è proprio la trasformazione di Olbia. Il segnale è lanciato.
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