La Festa

Sa Die, la Sardegna si ribella ancora: «Più autogoverno» 

Todde: «L’Autonomia è schiacciata» Comandini: «Fare tesoro del passato» 

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Ricordare la cacciata dei piemontesi è sempre l’occasione per rivendicare maggiori spazi di autogoverno, auspicare uno Statuto speciale riformato, una legge statutaria e l’approvazione di più norme di attuazione. La politica lo ha fatto anche ieri, come ogni 28 aprile dal 1993, durante la celebrazione de Sa die de Sa Sardigna in Consiglio regionale. Dopo l’esecuzione di alcuni brani della tradizione musicale isolana (su tutti, l’inno sardo “Procurade ‘e moderare”), ha preso la parola il presidente dell’Assemblea Piero Comandini: «Quest’anno abbiamo voluto dare alla ricorrenza un taglio europeo – ha esordito – utilizzando la data de Sa Die per convocare a Cagliari, insieme alla presidente della Regione Alessandra Todde, l’Assemblea della Conferenza delle regioni periferiche marittima d’Europa».

«Far tesoro del passato»

Detto questo, si è concentrato sull’operato della commissione speciale per la legge statutaria che presiede. «Per centrare l’obiettivo bisogna fare tesoro del passato. Così come nel 1794 si è passati da una Sardegna asservita al feudalesimo a una prospettiva di un’Isola libera, oggi dobbiamo promuovere un processo che apra le porte a un sistema di autentico autonomismo finora incompiuto». Infatti, «le riforme sono l’obiettivo principale. Finora abbiamo applicato poco lo Statuto, approvando appena 33 norme di attuazione, poche rispetto a Sicilia e Trentino-Alto Adige. Ora, con la commissione speciale stiamo ponendo le basi per l’Isola del futuro».

L’autodeterminazione al centro dell’intervento di Salvatore Cubeddu, presidente del Comitato Sa Die de Sa Sardigna: «Serve aprire un percorso costituente, un processo democratico che porti alle elezioni di un'Assemblea capace di scrivere un nuovo Statuto e ridefinire l'autogoverno dell'Isola». Accanto all’autodeterminazione, «la forte preoccupazione per una Sardegna segnata da servitù dello Stato, da quella penitenziaria a quella militare e industriale, fino ad arrivare al rischio delle speculazioni energetiche con scelte calate dall’alto che impoveriscono l’Isola, senza alcun beneficio per le comunità locali».

«Più rispetto ai sardi»

Ha chiuso le celebrazioni la governatrice Alessandra Todde: «Noi esercitiamo ogni giorno il nostro autogoverno – ha premesso – e se è vero che possiamo sempre fare di più e meglio, è anche vero che non sempre siamo messi in condizione di fare come vorremmo». Qualche esempio: «Penso all'impugnazione di molte leggi regionali a tutela della Sardegna, all'intenzione di concentrare nell'isola detenuti sottoposti al regime del 41-bis, con il rischio di trasformare di fatto l'isola in un luogo di destinazione carceraria privilegiata». E, da ultimo, «al tentativo di esautorare completamente la Regione da ogni decisione relativa al destino e all'utilizzo delle basi militari ospitate nel nostro territorio, che, lo ricordo, rappresentano oltre il 60% di quelle italiane». Non sempre va così: «Ci sono anche casi positivi di collaborazione con il Governo centrale: penso a ciò che stiamo facendo insieme per portare avanti la candidatura dell'Einstein Telescope». Ciò non toglie, «che i sardi meritano più rispetto. E più spazi di autogoverno». È anche questione di attitudine: «Non bisogna più andare a chiedere, ma pretendere ciò che è un nostro diritto. Non più limitarci a lamentarci, ma iniziare a costruire, senza attendere sempre l'intervento di altri».

Opposizione

Molto duro l’intervento del capogruppo di FdI Paolo Truzzu: «L'autonomia non può essere ridotta ad un post, ad una mera clava propagandistica da usare e brandire contro il Governo di turno, nella speranza di poter acquisire qualche punto di consenso percentuale». Il riferimento è alla presidente della Regione: «Io ho l'impressione, e mi dispiace dirlo, che oggi la Sardegna stia mancando l'appuntamento con la storia». (ro. mu.)

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