«La proposta di riordino dell’assistenza primaria presentata dal ministero della Salute non appare come una vera riforma della medicina territoriale, ma come un disegno che produrrebbe un progressivo smantellamento della sanità di prossimità. Con una mano si sbandierano le Case della comunità; con l’altra si rischia di condannare all’abbandono milioni di cittadini che vivono nelle aree interne». Così in una nota il segretario regionale della Fimmg Federico Contu.
«Un modello che accentri ulteriormente risorse economiche, servizi e forza lavoro nelle aree urbane potrebbe determinare un ulteriore indebolimento dell’assistenza nei territori più fragili, già oggi segnati da gravi difficoltà di accesso alle cure, invecchiamento della popolazione, carenza di servizi. Nei piccoli comuni, nelle aree montane, rurali e insulari, segnate da difficoltà orografiche, tempi di percorrenza elevati e minore accessibilità ai servizi, la presenza diffusa del medico di famiglia non è un’opzione organizzativa: è una precondizione essenziale per garantire il diritto alla cura. E si aggiunge una criticità ancora più rilevante: il provvedimento non affronta il nodo centrale della formazione in medicina generale laddove le evidenze disponibili indicano, invece, che il reclutamento dei futuri medici si costruisce durante il percorso formativo, con esposizione precoce alla disciplina, qualità del tutoraggio, integrazione reale con il territorio, condizioni di lavoro credibili. È inaccettabile che, nel nome di una riorganizzazione si costruisca un sistema sanitario a doppia velocità: più forte dove esistono già infrastrutture, servizi e professionisti; più fragile dove il bisogno di tutela pubblica è maggiore».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
