I dati.

Il caro-energia taglia le ali alle industrie 

Istat: a marzo +6,6% annuo per elettricità e gas e +41% per i prodotti petroliferi 

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L’allarme delle imprese per l’aumento del costo dell’energia, legato alle tensioni internazionali e al blocco dello stretto di Hormuz, trova conferma nei dati Istat sui prezzi alla produzione industriale di marzo. Sul mercato interno, i prezzi di elettricità e gas tornano a crescere su base annua (+6,6% da -12,4% di febbraio), mentre tra le attività manifatturiere spicca l’impennata di coke e prodotti petroliferi raffinati (+45,1%).

L’allarme

A trainare l’incremento complessivo sono soprattutto le componenti energetiche, in particolare i prodotti petroliferi, che determinano un forte rialzo congiunturale dei prezzi alla produzione dell’industria, tornati a crescere sia su base mensile (+4,4%) sia annua (+4,2%, dopo il -2,7% di febbraio). Al netto dell’energia, la dinamica dei prezzi risulta invece molto più contenuta.

Le imprese continuano a lanciare l’allarme sui possibili effetti economici. Secondo le stime di Confindustria, se dovesse proseguire la crisi nello Stretto di Hormuz, il sistema produttivo italiano potrebbe subire un aggravio fino a 21 miliardi di euro nel 2026 sulle bollette energetiche. Il caro energia incide anche su altri comparti: nei prezzi alla produzione delle costruzioni, a marzo, si registrano aumenti legati ai costi di manodopera, materiali e carburanti.

Sul fronte congiunturale, l’Istat rileva a febbraio una crescita moderata del fatturato dell’industria in valore (+0,6%) e una lieve flessione in volume (-0,1%). Nei servizi si osservano invece cali sia in valore (-0,1%) sia in volume (-0,3%). Su base annua, l’industria mostra un aumento dello 0,5% in valore e dello 0,1% in volume, mentre i servizi crescono del 2,4% in valore e dello 0,6% in volume, al netto degli effetti di calendario.

Pressioni inflazionistiche

Il quadro complessivo evidenzia quindi un ritorno delle pressioni inflazionistiche lungo la filiera industriale, trainate soprattutto dall’energia, che rischiano di pesare sulla competitività delle imprese e sui costi di produzione nei prossimi mesi. Le associazioni industriali evidenziano inoltre che la volatilità dei prezzi energetici si trasmette lungo la filiera produttiva, comprimendo i margini e incidendo sui prezzi finali.

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