Mentre i vecchi negozi scompaiono le attività legate al food, come bar e ristoranti, si moltiplicano velocemente trasformando il volto del centro storico di Cagliari. Un fenomeno inarrestabile sul quale l’amministrazione comunale cerca ora di mettere mano. In via Roma è in discussione un progetto per limitare le aperture di nuove attività e favorire attività artigianali che non rientrino nel campo della somministrazione di alimenti e bevande.
In aula
La linea d’indirizzo è tracciata nella nuova mozione firmata dai consiglieri comunali Matteo Massa, Progressisti, e Massimiliano Piccoi, Riformatori, rispettivamente presidente e vicepresidente della commissione consiliare “Sviluppo economico”, presentata al consiglio comunale di Cagliari. Maggioranza e opposizione intendono portare avanti il progetto, già approvato dalla commissione e in attesa del voto della commissione Pianificazione strategica e di quello definitivo di palazzo Bacaredda.
La strategia
Come? Il piano è quello di cogliere le opportunità offerte dalle nuove norme sulla concorrenza per arginare la deregolamentazione selvaggia. Se da un lato la normativa dello Stato sancisce la libertà generale d'impresa senza vincoli dall'altro concede ai Comuni una facoltà importante: la possibilità di imporre limiti e tutele nei centri storici per ragioni di decoro urbano, sicurezza, tutela dell'ambiente e dei beni culturali.
La mozione propone una strategia articolata. In primis c’è l’idea di integrare le norme sulla concorrenza nel Piano urbanistico comunale, individuando precise zone del centro storico dove limitare l’insediamento di specifiche attività. C’è poi l’intenzione di estendere il regolamento sui dehors. Per applicare ad altre vie e piazze di pregio le regole stringenti sull’occupazione del suolo pubblico e arredi, già in vigore per piazza Yenne e largo Carlo Felice (dove i dehors sono vietati). Una “commissione per la qualità architettonica” valuterà la compatibilità paesaggistica e ambientale delle nuove attività, mentre sarà istituito un tavolo coi servizi Suape, Urbanistica, Edilizia privata, Ambiente, Mercati per coordinare tutte le autorizzazioni.
La difesa
Un altro punto cardine dell'iniziativa è la difesa delle attività tradizionali a discapito della sola somministrazione di cibo e bevande. Il documento invita la Regione a potenziare i contributi a fondo perduto per le imprese artigiane. La richiesta è quella di prevedere una quota di finanziamento maggiorata (attualmente fissata al 40%) per le botteghe artistiche, tipiche e tradizionali che si insediano nel centro storico, escludendo da premialità aggiuntive il settore della ristorazione e del food. La giunta e il sindaco saranno chiamati a tradurre gli impegni della mozione in regolamenti operativi.
I firmatari
«Con questa mozione proponiamo che il nuovo Puc individui le aree del centro storico dove, come previsto dalla normativa vigente, sia possibile, d'intesa con le associazioni degli operatori, pianificare l'insediamento di determinate attività commerciali e misure di tutela e valorizzazione per botteghe artigiane ed esercizi di vicinato», spiega Matteo Massa, «il nostro obiettivo è duplice: valorizzare la bellezza dei centri storici, anche con una pianificazione mirata delle vie e piazze di maggior pregio architettonico, e dare una spinta concreta all'apertura di nuove botteghe artigiane».
«Questo progetto non ha colore politico», spiega Massimiliano Piccoi, «serve una pianificazione, con l’obiettivo di arrivare a un piano del commercio per far sì che le nuove aperture non siano legate solo al food e per promuovere nello stesso tempo attività commerciali qualificate».
La preoccupazione
«Abbiamo appreso con grande apprensione che il Comune di Cagliari starebbe andando verso nuove regole destinate a limitare in futuro l’attività dei pubblici esercizi nei quartieri storici. Una prospettiva della quale, non eravamo assolutamente a conoscenza e che, inevitabilmente, ha destato forte preoccupazione». Spiega Emanuele Frongia, presidente di Fipe Confcommercio Sud Sardegna.
«È fondamentale che su un tema così delicato non si creino equivoci», sottolinea Alberto Melis, Fipe Confcommercio Sud Sardegna, «le imprese hanno bisogno di certezze per programmare investimenti e attività. Qualsiasi ipotesi di nuove limitazioni deve essere illustrata con chiarezza e discussa preventivamente con le associazioni di categoria, evitando interpretazioni che possano generare allarme tra gli operatori».
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