Iglesias.

Renovo BioEdil, licenziati dodici dipendenti 

Insorge la Fillea-Cgil: «Nessuna crisi legata agli ordini, confronto con l’azienda» 

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Non c'è pace per lo stabilimento dove un tempo sorgeva la Rockwool Spa, oggi sostituita dalla Renovo BioEdil. Dodici licenziamenti, un turno di lavoro cancellato e molti interrogativi sul futuro dello stabilimento: è la prospettiva annunciata dall'azienda di Iglesias – ma gestita dai magnati russi Katunin - che produce pannelli in fibra di legno e occupa complessivamente circa cinquanta dipendenti. La società ha avviato una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge nove operai e tre impiegati, motivandola con una riorganizzazione aziendale. Una scelta che, nella comunicazione inviata ai sindacati e all’Aspal, è presentata come una decisione imprenditoriale e non come la conseguenza di una situazione di crisi.

I sindacati

La Fillea Cgil Sardegna chiede il ritiro dei licenziamenti e l’apertura immediata di un confronto mentre i lavoratori, giovedì in assemblea con le Rsu, hanno proclamato lo stato di agitazione, con il conseguente blocco degli straordinari. Nel frattempo, Fillea Cgil ha inviato all’azienda la richiesta di esame congiunto prevista dalla normativa e attende la convocazione. «Siamo in una fase ancora embrionale, abbiamo pochi elementi a disposizione se non quelli formali contenuti nell’avvio della procedura di licenziamento collettivo - spiega Erika Collu, segretaria regionale -, per noi è un po’ un fulmine a ciel sereno».

Le perplessità

A preoccupare il sindacato è soprattutto l’assenza, secondo quanto riportato nella procedura, di una crisi legata agli ordini. «La Renovo opera in un comparto considerato innovativo – osserva Collu -, legato all’economia circolare e alla sostenibilità ambientale. È un’azienda relativamente giovane, che opera in un settore particolarmente interessante e sensibile». La riorganizzazione annunciata dalla società comporterebbe il passaggio da quattro squadre a due, con la conseguente soppressione di un turno. Una decisione che solleva dubbi sul piano industriale: «Se fino a oggi la produzione è rimasta al di sotto delle potenzialità - si domanda Collu -, come si pensa di aumentarla domani con un turno in meno e quindi con due sole squadre?». L’ultima produzione risalirebbe a giugno e, secondo Collu, «lo stabilimento non avrebbe mai raggiunto pienamente le proprie potenzialità».

Voci di vendita

Nel frattempo, a quanto si apprende dai profili LinkedIn dell’azienda, la Renovo starebbe cercando, soprattutto in Trentino-Alto Adige, dei manager per la vendita. «Un altro elemento – risponde Collu - che dovrà essere chiarito nel confronto con l’azienda». La Fillea ha inoltre informato le istituzioni e chiesto l’attivazione dei tavoli con l’assessorato regionale al Lavoro. «Questa situazione non è sostenibile - conclude Collu -, l’auspicio era che questa realtà potesse contribuire a dare una risposta a un territorio che mantiene una forte vocazione industriale, ma questa vicenda pone un punto interrogativo a tutto ciò».

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