Il voto

Regionali, si parte Ma Veneto e Puglia restano un rebus 

Nelle Marche il primo faccia a faccia Salvini: dopo Zaia? Squadra che vince... 

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Un confronto di due ore, serrato sul tempo massimo di cinque minuti per risposta, che non si è mai acceso fino a diventare scontro. Ieri pomeriggio è decollata la campagna elettorale delle elezioni regionali, con il primo faccia a faccia pubblico tra il governatore uscente delle Marche che va a caccia del bis, Francesco Acquaroli, centrodestra, e lo sfidante Matteo Ricci, europarlamentare dem ed ex sindaco di Pesaro. I marchigiani saranno chiamati alle urne il 28 e 29 settembre e il confronto - che secondo la Uil ha avuto un picco di 7.300 ascoltatori sui canali social - ha visto Ricci, candidato del campo largo di centrosinistra, all’attacco: sulla Zona elettorale speciale (Zes), sul turismo, sulle infrastrutture e sulle strategie da adottare per migliorare la qualità del lavoro. Acquaroli ha mantenuto l’aplomb, rispondendo da governatore ed elencando i risultati raggiunti dalla giunta negli ultimi cinque anni.

«Da noi il meglio»

Per molti versi però il dibattito è ancora quello interno alle coalizioni. Per il centrodestra il nodo principale resta la selezione del candidato alla successione a Luca Zaia. Ieri Matteo Salvini, alla feste di Affaritaliani.it a Ceglie Messapica, ha parlato di «passi avanti», aggiungendo che «votano sette regioni e penso che ci sia spazio per tutti per esprimere al meglio la propria classe dirigente». Ma sulla presidenza del Veneto, contesa fra la Lega e FdI mentre suscita apprensioni l’idea che l’uscente svuoti un eventuale primazia dei meloniani schierando delle “Liste Zaia”, Salvini non è sembrato pronto a passi indietro o di lato, per quanto abbia usato toni pacati: «Se l’ottica è quella della squadra compatta e che “squadra che vince non si cambia”, conto che tutti possano esprimersi al meglio. Quindi in Veneto la Lega ha 161 sindaci, stasera al lavoro in ufficio e penso che potremo esprimere il meglio anche per il Veneto, senza imporre niente a nessuno ma penso che in tre partiti ci sia spazio di crescita per tutti e tre».

Il caso Decaro

Nel centrosinistra intanto resta aperto il caso Puglia, almeno per ora. Il candidato naturale, l’europarlamentare ed ex sindaco di Bari Antonio Decaro, ha scritto chiaramente sui social di non volere le candidature a consiglieri regionali dei due ultimi governatori: Michele Emiliano, dem come Decaro, e Nichi Vendola, Avs. Sul primo mercoledì è arrivata la moral suasion del presidente del Pd, Stefano Bonaccini, che lo ha invitato a rinunciare alla corsa a consigliere. Avs invece ha trovato molto inopportuna l’uscita di Decaro contro Vendola, e ora dovrebbe essere un faccia a faccia fra i due a risolvere la questione.

Il patto di Napoli

In Campania invece ormai l’accordo è raggiunto e per ufficializzarlo si attende solo l’arrivo a Napoli del presidente del M5S, Giuseppe Conte. Il candidato del centrosinistra alla guida della Regione sarà l’ex presidente della Camera Roberto Fico, M5S. L’uscente, il dem Vincenzo De Luca, critico aspro di Fico e del M5S ma anche della segretaria Schlein, lo appoggerà, e incasserà la candidatura unitaria di suo figlio Piero De Luca a segretario regionale del Pd. «Purtroppo in Campania si è imposta una spartizione di tipo oligarchico, che non è positiva», diceva ieri in un’intervista al Resto Del Carlino il costituzionalista Stefano Ceccanti, per due legislature parlamentare dem. Ma il patto sembra blindato.

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