Il conflitto.

L’Onu rilancia l’allarme su Gaza: «Nella Striscia bimbi affamati» 

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Bruxelles. La Svezia e l’Olanda, alla vigilia del consiglio informale di Copenaghen, rompono gli indugi e inviano una lettera all’alto rappresentante Ue Kaja Kallas in cui chiedono misure contro Israele (e sanzioni ai vertici politici di Hamas) alla luce delle violazioni ai diritti umani in violazione dell’articolo 2 dell’accordo di associazione con l’Ue. In particolare, si sostiene la necessità di una sospensione parziale della partecipazione di Israele al programma Horizon e anche la sospensione del capitolo sul commercio dell’accordo.

La situazione a Gaza, peraltro, è giunta a un «punto di rottura», da cui rischia di non tornare più indietro, «basta così»: è l’ultimo accorato appello del Programma alimentare mondiale (Pam), braccio dell’Onu per una equa distribuzione di cibo sul pianeta, perché sia fermata la carestia a Gaza, che Israele continua a negare in ogni modo, tra note ufficiali e spot sui social. La direttrice esecutiva del Pam, Cindy McCain, è stata a Khan Younis e Deir el-Balah, dove ha visitato una clinica per bambini malnutriti e ha incontrato madri sfollate che lottano quotidianamente per trovare avanzi di cibo. «Ho incontrato bambini affamati in cura per grave malnutrizione - ha detto - e ho visto foto di quando erano sani. Oggi, rispetto a quelle foto, sono irriconoscibili». Una testimonianza che cozza apertamente con la propaganda israeliana, che nei giorni scorsi ha invitato noti influencer a “constatare” che «la carestia a Gaza non esiste» e che negli ultimi mesi ha inondato i social di spot a pagamento con immagini di cibi sopraffini di cui, secondo Israele, la Striscia sarebbe piena.

Rimanendo in Medio oriente, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato il prolungamento della missione di pace in Libano (Unifil) fino alla fine del 2026, quando inizierà un «ritiro ordinato e sicuro» della durata di un anno. I Quindici hanno adottato la bozza di risoluzione francese all’unanimità dopo che è stato raggiunto un compromesso con gli Usa. Nel frattempo, Gran Bretagna, Francia e Germania hanno avviato il processo di 30 giorni per reintrodurre le sanzioni Onu all’Iran per il suo programma nucleare revocate con l’accordo del 2015. Un passo destinato ad alimentare le tensioni con la Repubblica islamica, che ha già preannunciato contromisure.

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