Se il livello di civiltà si misurasse osservando la rotatoria, sarebbe abbastanza preoccupante. Peggio ancora se ti ci trovi dentro, magari nell'ora di punta, quando la sensazione più piacevole è quella d'esser in un videogioco. «Un delirio, il semaforo ci voleva», dice seccato l'uomo sul piccolo Suv in procinto d’immettersi nella rotonda di via Cadello, che si scusa per qualche termine un tantino troppo colorito e cerca l'attimo buono. Livello di difficoltà massimo, nemici e ostacoli ovunque, una coda che dalle 13 circa cresce e non dà conforto. Così finisce che, fallito l'appello all'altruismo di chi hai accanto ma è concentrato sul cellulare e si gioca la buona azione, metti la freccia per svoltare e tenti la sorte. Mentre quello di dietro s’attacca al clacson e gesticola insieme, e un motorino ti passa a quattro centimetri quattro, tanto che ringrazi il cielo quando ti ritrovi sulla retta via: in questo caso Santa Maria Chiara, per entrare a Pirri. Dove l'unica cosa che continua a girare è la testa, perché l'ebbrezza é davvero forte e il rischio pure.
Istruzioni per l’uso
Il problema non è cittadino, roba decisamente universale, perché nel magico web si trovano addirittura i tutorial su come affrontare il problema - rotatoria. Ma poi la conferma arriva alla fase pratica, che è sicuramente la più difficile, quando consigli per l’uso a parte, inizia la prova di resistenza, che poi è anche forse sopravvivenza. Primo tempo: l’approccio. Inizia sempre così, anche con le rotonde. Regolate dal Codice della strada ma affidate al destino. Perché è necessario indovinare i tempi: sono loro a dettare le sorti dell’ignaro automobilista alle prese col tondo magico. Se sfori, bastano pochi minuti per fare la differenza, che nello specifico significa attendere anche cinque minuti prima di poter avanzare per raggiungere l’altra sponda. E mentre ti trovi ad attendere ecco che dalla Fiesta color grigio antracite trovi l’anziano dallo sguardo serafico che dispensa saggezza: «I problemi sono altri, mica aspettare un po’ in strada», e vaglielo a far capire ai vicini dell’altra generazione che sono tutto un fremito e quello al volante si sbraccia pure. Ma al netto del normale traffico è evidente che il problema non siano le rotonde - che lo snelliscono azzerando i tempi morti al semaforo -, ma la gente.
Prova pratica
È un po’ come se fossero i gironi di Dante, solo che qua le categorie sono due: chi la precedenza ce l’ha e chi non avendola decide di prendersela. Così capita quello che nella corsia più interna mette la freccia e si sente in diritto di tagliare le altre due corsie in perpendicolare. E se provi a farglielo notare, che non è che funzioni proprio così, finisce che rischi la vita e ti becchi pure un’imprecazione. Allora continui a girare, e quando è il tuo turno di svoltare metti la freccia e attendi per impegnare la corsia giusta, ma sembrano tutti troppo di fretta e manco lo sguardo implorante funziona. Categoria dei giusti e degli ingiusti, ma il girone peggiore è un altro: ci stanno quelli che accelerano pur di non farti passare, e fanno pure la faccia da sfida in questa competizione a chi entra prima in rotatoria che alla fine è come un esperimento sociale. Perché mentre attendi e giri capisci un sacco di cose: che il livello di difficoltà nell’approccio è direttamente proporzionale alla lunghezza del raggio - e mica lo insegnano a scuola - e che la vita è davvero come una ruota che gira. Capita il giro a vuoto, incontri l’indeciso, l’arrogante, l’impaziente e il saggio, che lo dice ancora una volta: «I problemi nella vita sono altri».
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