L’analisi.

L’amico italiano di Donald: «Doveva essere più moderato, la politica dei dazi cambierà» 

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George Lombardi conosce bene Donald Trump e ha un’idea molto precisa di quello che sta succedendo nel mondo a stelle e strisce. È nato in Italia, che ha lasciato nel 1981 per raggiungere gli Usa dove sin dall’inizio ha operato nel settore immobiliare. Vive tra Palm Beach e New York dove occupa un piano della Trump Tower (a pochi metri dal proprietario). Del tycoon è amico e collaboratore: lo ha aiutato nella prima campagna presidenziale per la comunicazione sui social. È un suo punto di riferimento per le questioni italiane, a Roma lo definiscono «er dirimpettaio de Trump», tanto da essere accolto con grande riguardo da politici e imprenditori ogni volta che arriva nella Città Eterna.

Le ragioni della sconfitta

Al telefono da Palm Beach, conserva il suo tradizionale buon umore nonostante la batosta repubblicana. Con classe cerca di spiegare la sconfitta «che è stata più netta rispetto alle aspettative». Secondo Lombardi, «Donald si è spinto troppo in là con parole e comportamenti che probabilmente hanno spaventato il nostro elettorato. Doveva essere più moderato. Più attento ai messaggi che voleva lanciare. Anche se tutto questo non deve far dimenticare ciò che ha fatto di buono per gli Stati Uniti in questi anni. L’economia è cresciuta e le imprese ne hanno tratto benefici».

Le scelte economiche

Ora i democratici possono orientare le politiche sociali ed economiche. Saranno loro a dettare la linea e a condizionare le scelte di Trump. «Cambierà sicuramente la politica dei dazi – ammette Lombardi». L’Europa potrà respirare perché sicuramente saranno rivisti al ribasso secondo le attese dei Paesi europei. Lombardi teme lo spostamento su posizioni più estreme dei democratici: «Vedo segnali preoccupanti, l’estremismo potrebbe creare problemi». Sull’altro fronte politico, molti esponenti repubblicani, che ora manifestano sotto traccia il loro dissenso, «potrebbero – osserva l’immobiliarista italo-americano- avere meno paura di Trump e uscire allo scoperto per far prevalere una linea più moderata anche in vista delle prossime elezioni presidenziali».

La politica estera

Sul versante della politica estera Lombardi osserva che «Donald avrebbe dovuto dare seguito a quello che annunciava e mi riferisco alle strategie da adottare nel complesso scenario della guerra contro l’Iran». Anche se in questo ambito poco cambierà, fa notare Lombardi, «perché le scelte che riguardano la politica estera restano pienamente in capo al presidente e il voto di Midterm non può intaccare queste sue prerogative». Bisogna attendere le prossime mosse nei fronti di guerra in cui gli Stati Uniti hanno un ruolo diretto o indiretto. «Nel conflitto con l’Iran – conclude George Lombardi - non ci saranno mutamenti sostanziali. Trump, invece, potrebbe essere maggiormente disposto ad ascoltare l’Europa per trovare una soluzione alla guerra tra Russia e Ucraina.

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