Il caso.

Presidio degli ulivi, otto indagati 

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Il Presidio degli Ulivi ora si appresta ad avere una coda in Tribunale. L’avviso di conclusione delle indagini, condotte dai pm Emanuele Secci e Danilo Tronci, è stato notificato ieri agli interessati, un anno e mezzo dopo lo sgombero dell’area effettuato il 20 novembre 2024 da agenti in assetto antisommossa, intervenuti su richiesta di Terna, che doveva prendere possesso delle aree su cui realizzare la centrale elettrica legata al Tyrrhenian Link a Selargius. Otto gli indagati, da tutta la Sardegna: sono di Alghero, Sadali, Muravera, Gonnostramatza, San Nicolò Gerrei e Settimo, Sassari e Quartu. A difenderli è l’avvocato Giulia Lai. I reati contestati agli attivisti, legati al presidio de Sa Barracca de Su Pardu, che manifestavano contro il Tyrrhenian Link, sono danneggiamento, invasione di terreni, violenza privata. Così l’associazione Bentu de Libertade, che proprio al legale fa riferimento: «Era il 20 novembre 2024 quando, nel terreno di proprietà di un agricoltore di Selargius, per il quale Terna aveva iniziato le procedure di esproprio, le radici di alcuni ulivi erano state scoperte ed erano pronte per essere portati via, nonostante l'opposizione del proprietario. Il 7 luglio centinaia di cittadini e cittadine sarde occuparono quel terreno che stava per essere espropriato "per pubblica utilità" da parte di un'impresa privata, per coprire con una colata di cemento una delle zone di produzione agricola più importanti dell'hinterland di Cagliari». Non basta: «Per 6 mesi è stata una lotta pacifica, condivisa da migliaia e migliaia di persone che da tutto il mondo hanno espresso la propria solidarietà e indignazione. Poi il 20 novembre la repressione italiana decise che era giunto il momento di eliminare qualsiasi ostacolo al Tyrrhenian Link, permettendo a Terna di completare il proprio progetto indisturbata. Uno sgombero che iniziò nelle prime ore del mattino con centinaia di agenti in assetto antisommossa, elicotteri, droni, automezzi. Una intera zona agricola fu resa inaccessibile per giorni. Un orario non scelto a caso ma volutamente individuato perché nelle ore notturne erano poche le persone che rimanevano a presidiare il territorio. Le dieci persone che presidiavano quella mattina dopo due anni sono state raggiunte da un avviso di conclusione delle indagini preliminari e accusate dei reati di invasione di terreni, danneggiamento e violenza privata». Conclusione: «Invitiamo tutte le persone che hanno condiviso questa lotta e tutte coloro che vogliono vivere in una Sardegna libera da ogni imposizione coloniale a dimostrare la propria solidarietà ai dieci indagati, facendo in modo che la lotta possa continuare tutti insieme, anche dentro il Tribunale». (lo. pi.)

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