Nel vocabolario legislativo del Consiglio regionale da oggi entra ufficialmente una parola insolita per i testi normativi: felicità. È questo il concetto base del Rest (Reddito di Studio), la nuova legge approvata all'unanimità dall'Aula. La misura, nata su impulso di Sinistra Futura, punta sull'idea che l'istruzione non è solo un dovere, ma lo strumento primario per garantire l'effettiva uguaglianza e il benessere sociale di un popolo.
Iter travagliato
La norma è arrivata in Aula dopo il vaglio della seconda commissione dove il testo originale dei proponenti (primo firmatario Luca Pizzuto) è stato rifinito: la relatrice di minoranza, Maria Francesca Masala (Fdi), ha sollevato perplessità sull'uso di termini come “bellezza sociale” e “diritto alla felicità”, definendoli difficilmente inquadrabili dal punto di vista operativo. Alla fine l'articolo 1 licenziato dalla Commissione e poi approvato dall'Aula, pur limato, ha mantenuto il riferimento: «La Regione riconosce il sapere, la cultura e l'istruzione, ad ogni età della vita, quali strumenti primari per assicurare l'effettiva uguaglianza dei cittadini, nonché la realizzazione del loro diritto alla felicità e al benessere».
L’aiuto
Il Rest si configura come un sussidio economico mensile, personale e inalienabile. È destinato agli adulti residenti o domiciliati in Sardegna (inclusi i titolari di permesso di soggiorno) che versano in condizioni economiche svantaggiate e non beneficiano di altre borse di studio.
I criteri anagrafici sono stringenti: 18 anni per la licenza media (scuola primaria o secondaria di primo grado), 25 anni per il diploma di scuola superiore, 30 anni per l'università e i percorsi di formazione tecnica superiore (ITS). Per l'accesso, è richiesto un reddito Isee non superiore a 6.500 euro, parametro mutuato direttamente dai criteri del Reddito di Inclusione Sociale (Reis).
Le cifre
Gli importi medi mensili stimati sono di 475 euro per chi consegue la licenza media, 625 euro per le superiori e 775 euro per l'università, per una platea stimata di circa 387 beneficiari. Il meccanismo operativo, perfezionato durante l'esame in Commissione, non prevede un'erogazione a pioggia, ma si fonda su uno scambio di impegni. In particolare, il beneficiario deve stipulare un «patto formativo personalizzato» con l'istituzione scolastica, è richiesta la partecipazione assidua e il conseguimento degli obiettivi intermedi e finali e in caso di abbandono ingiustificato o mancato profitto, il sussidio viene revocato immediatamente.
Eccezioni
La nuova legge varata in Consiglio prevede, comunque, la possibilità di sospendere il beneficio (fino a un massimo di due volte) per cause di forza maggiore non imputabili allo studente beneficiario. Lo stanziamento previsto è di tre milioni di euro annui a decorrere dal 2026, non nuovi oneri, ma saranno attinte dalle disponibilità già previste per il Reis, con il quale il Rest è pienamente cumulabile.
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