Il caso.

«I detenuti al 41-bis nell’Isola? Ne arriveranno troppi, noi impreparati ad accoglierli» 

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«I detenuti al 41 bis arriveranno», premette Giovanna Serra, garante dei detenuti del carcere nuorese di Badu ‘e Carros. «Quello che mi preoccupa è il numero: sono troppi e noi non siamo pronti ad accoglierli». Il collega Gianni Loy, garante della Città metropolitana di Cagliari, aggiunge: «Per la mia esperienza, il ministero della Giustizia non tornerà indietro. Quello che dobbiamo mettere in discussione, al di là del “dove” invieranno i detenuti, è un altro aspetto: è ancora giustificata una detenzione al 41 bis? Dove sta andando il nostro sistema penitenziario?».

Rabbia condivisa

Le parole del sottosegretario Andrea Delmastro («a Badu ’e Carros arriveranno 67 detenuti al 41 bis, a pieno regime») fanno ancora discutere, non rassicurano. O meglio, alimentano la preoccupazione per quelle carceri sarde destinate a ospitare 240 detenuti in regime “speciale”: Cagliari (92), Sassari (81) e Nuoro (67). Così, dal capoluogo barbaricino ieri mattina i garanti isolani (alla presenza dei cappellani delle carceri) hanno mostrato tutte le loro perplessità. E svelato un malcontento che accomuna. «La nostra preoccupazione è dovuta soprattutto alla tenuta sociale del territorio», ha detto Paolo Mocci, garante dei detenuti di Oristano, dal salone della parrocchia della Beata Maria Gabriella. «Anche perché, le carenze che sono sempre state denunciate, sia da noi garanti sia da chi lavora in carcere, non sono state risolte».

Inadeguatezza

Carenze variegate, un po’ in tutte le carceri isolane. Agenti di polizia penitenziaria in numero insufficiente rispetto alle reali necessità; quindi, sovraffollamento nelle celle. Poi, da Nuoro sono state ribadite le numerose lacune sanitarie, oramai una costante da nord a sud della regione. Da Bancali a Uta, passando per Massama e Badu ’e Carros, il copione non cambia. Le criticità abbondano, la detenzione in regime di 41 bis in alcune strutture peggiorerebbe ulteriormente la situazione. «Sì, perché si specializzerebbero delle carceri e, con le risorse che ci sono, le amministrazioni penitenziarie non sarebbero ancora in grado di accogliere istituti del genere», dichiara Paolo Mocci. La nuorese Giovanna Serra avvalora: «Sebbene sia consapevole dell’arrivo dei detenuti al 41 bis, auspico e spero che venga rafforzata la sezione della “media sicurezza”». Carmelo Piras, garante dei detenuti di Alghero, non usa giri di parole: «Come pensano di fare tre “punti” destinati solo al 41 bis? Questo è un vero problema, non tanto per l’interno del carcere ma per la gente che viene e si instaura nelle nostre città. Quelli che sono legati a queste persone hanno solitamente una grande disponibilità economica. Dunque, le infiltrazioni mafiose possono stravolgere il tessuto economico locale».

Rieducazione addio

La chiamano “giustizia riparativa”. A Nuoro e dintorni quella seconda possibilità data ai detenuti è sempre stata un vanto. Uno strumento efficace, adesso in pericolo. L’oristanese Paolo Mocci conclude: «Con il 41 bis quel grande lavoro svolto anche da tanti volontari verrebbe meno».

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