Lo studio.

Povertà, rischiano di più gli autonomi 

Secondo la Cgia di Mestre la percentuale è doppia rispetto ai dipendenti 

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La quota di lavoratori a rischio povertà tra gli autonomi è più che doppia rispetto a quella dei dipendenti. Se per i primi è del 18,8%, per i secondi è del 7,9%. A livello di ripartizione geografica la situazione più critica si registra nel Mezzogiorno: se tra gli autonomi di quest’area il rischio è del 31,6%, per i salariati è del 15,1%. La segnalazione viene dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, in riferimento ai dati del 2025.

Lavoratori fragili

Secondo i dati pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (dichiarazione dei redditi 2024) i titolari di partita Iva che hanno presentato la dichiarazione dei redditi sfiorano i 4 milioni, la flessibilità e l’indipendenza lavorativa hanno un prezzo molto alto: la scarsità di protezioni. Rispetto ai lavoratori dipendenti non possono contare su indennità di malattia, ferie retribuite, permessi, Tfr e 13ª o 14ª. Quando si ammalano o chiudono temporaneamente l’attività, il reddito si ferma con loro. Il divario emerge con maggiore evidenza nei momenti di crisi. In caso di difficoltà momentanea dell’attività, non è prevista la Cassa integrazione guadagni, lo strumento che permette alle aziende di sospendere o ridurre il lavoro senza lasciare i propri dipendenti senza stipendio. E se l’attività chiude definitivamente, non scatta la Naspi, l’indennità di disoccupazione che accompagna chi perde il posto verso una nuova occupazione, ma l’Iscro che è una misura che ha una copertura limitata.

Nuove soglie

Il disegno di legge di Bilancio 2027 ha innalzato la soglia di ricavi o compensi per i cosiddetti forfettari da 85mila a 100mila euro, con uscita immediata dal regime agevolato oltre i 115mila euro. Ai fini Iva, invece, restano i limiti attuali: 85mila euro, con uscita in corso d’anno oltre i 100mila. La misura ha scatenato durissime reazioni da parte dei sindacati e di alcuni partiti dell’opposizione, che la ritengono ingiusta e discriminatoria nei confronti dei lavoratori dipendenti che percepiscono lo stesso reddito. Quanti soggetti potrebbero beneficiare di questa riduzione di aliquota? Sempre secondo i tecnici ministeriali, circa 41.000 partite Iva. Significa che l’attuale platea dei forfettari, pari a 1.996.469 contribuenti, aumenterebbe del 2 per cento. Inoltre, a oggi, fatto 100 il totale dei forfettari, 82 hanno ricavi inferiori ai 50.000 euro.

La flat tax

Per sostenere la componente dei lavoratori autonomi più vulnerabili economicamente, privi delle tutele del lavoro dipendente e con redditi spesso discontinui, dal 2015 il Governo Renzi ha istituito il regime forfettario, un sistema semplificato per le piccolissime partite Iva senza dipendenti, senza alcuna struttura organizzativa alle spalle e con ricavi contenuti. Oggi i forfettari sono quasi 2 milioni. Secondo i dati della Corte dei Conti, questa platea si concentra in particolare nei servizi della sanità privata (psicologi, medici, fisioterapisti, paramedici), che rappresentano il 10,3 per cento del totale delle libere professioni. Seguono i professionisti del settore tecnico-edilizio (ingegneri, architetti, geometri, muratori), gli studi legali e i consulenti aziendali e manageriali. Sono prevalentemente giovani e pagati relativamente poco. Il reddito medio annuo dichiarato al netto delle perdite è pari a 17.180 euro.

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