Oliviero Diliberto è già comparso molte volte su queste e altre colonne: come ministro della Giustizia e segretario del Pdci e poi, nella sua seconda ed esclusivamente accademica esistenza, come ambasciatore del diritto romano in Cina, da preside di Giurisprudenza alla Sapienza con una cattedra a Wuhan che ha incuriosito la stampa italiana anche e soprattutto ai primi tempi della pandemia. E dev’essersi fatto apprezzare, se oggi è titolare di un onore decisamente insolito: la Repubblica popolare ha celebrato i suoi settant’anni con un francobollo.
Più bello che somigliante…
«In Cina per legge sui francobolli si può ritrarre solo Mao Tse-tung, tanto è vero che non è mai stato effigiato neanche l’attuale presidente».
Ma che cosa rappresenta?
«Da un lato c’è l’ideogramma dei settant’anni, dall’altro l’onorificenza che ho ricevuto due anni fa nel Parlamento cinese, la più alta che si possa concedere a uno straniero».
Francobollo, onorificenza, tre giorni di festeggiamenti per i 70 anni: siamo al culto della personalità.
«“Culto della personalità” mi fa ridere: ero emozionato e imbarazzatissimo, oltre che felice. Lo sono ancora, ma con il giornale della mia città ne parlo molto volentieri».
Come è stata la comunicazione? “Il ministro delle Poste è lieto di annunciarle...”
«Ma no, mi hanno tenuto all’oscuro fino all’ultimo».
Il francobollo a sorpresa.
«Beh, mi aspettavo più una torta o qualcosa di simile».
Un francobollo si dedica a un inventore. Il Corpus Iuris Civilis è roba di millecinquecento anni fa.
«Intanto diciamo che il francobollo premia non solo me, ma una meravigliosa squadra italo-cinese che in dieci anni ha realizzato cose importantissime. Per dare un’idea: al forum dei rettori italo-cinesi, che si è tenuto sia nel ’24 sia nel ’25, il ministro dell’Istruzione cinese ha detto ufficialmente che il modello di cooperazione internazionale da replicare è quello realizzato fra la Sapienza e Zhongnan University of Economics and Law di Wuhan. Abbiamo aperto otto corsi di laurea della Sapienza di diverse discipline, abbiamo mille studenti cinesi iscritti alla Sapienza, il 5 giugno di quest’anno la rettrice Polimeni, che ringrazio sempre per il supporto che ci ha dato, e il rettore Zhu Fangwei hanno inaugurato il nostro campus internazionale, un campus autonomo nel centro di Wuhan, e abbiamo formato più di cento ragazzi cinesi che hanno preso il dottorato di ricerca a Roma. Un lavoro enorme, peraltro premiato anche in Italia. Huang Meiling, una mia allieva cinese che è stata una delle protagoniste del progetto e oggi è docente ordinaria, è stata insignita dal presidente Mattarella, che ci è stato sempre molto vicino in questo percorso, della più alta onorificenza italiana per cittadini stranieri, l’ordine della Stella d’Italia».
La diplomazia del Digesto.
«Sì, nel senso che i cinesi si sono innamorati del diritto romano e lo hanno utilizzato come base per il loro codice civile, che è entrato in vigore il primo gennaio del ’21».
Serviva una struttura giuridica per un socialismo che sposa il capitalismo. O quantomeno il mercato.
«Il capitalismo no: contempla la proprietà privata, i contratti, le successioni. E quindi dovevano rifarsi a un modello che preveda questi elementi».
Potevano scegliere il common law anglosassone.
«Che però si fonda sui precedenti, sulle sentenze dei giudici, e quindi garantisce molta meno certezza del diritto. Che invece, insieme al primato della legge, è una delle grandi aperture recenti volute dal governo cinese e in particolare del presidente Xi Jinping. Un passo avanti enorme, nel socialismo con caratteristiche cinesi».
Innamorati del diritto romano, molto meno dei diritti civili.
«È un’obiezione abbastanza classica, alla quale rispondo con molta semplicità: il nostro sistema è figlio di un’evoluzione di duemilacinquecento anni. Nasce con l’Atene di Pericle e prosegue con la repubblica della Roma antica, la Magna Charta, l’illuminismo, la rivoluzione francese, la rivoluzione americana e poi le costituzioni novecentesche. Ognuno ha una sua strada. E con quello che sta succedendo nel mondo, sarei cauto prima di definire il modello occidentale superiore a tutti gli altri».
Per Tremonti la Cina può superarci in tecnologia ma non nella scienza, che ha per presupposto la libertà.
«Con tutto il rispetto per Tremonti, che è un buon conoscitore della Cina, tutte le grandi scoperte scientifiche recenti nascono in Cina. Dalla prima base lunare stabile, che sarà cinese, ai passi da gigante nell’intelligenza artificiale».
A proposito: mai temuto di essere sostituito dall’AI?
«Nemmeno per un secondo. Nel mondo del diritto non basta applicare la norma: bisogna interpretarla».
Segue i tormenti del campo largo? Ha mai voglia di dare una mano, o un consiglio?
«Nessuno mi chiede consigli e fanno benissimo a non chiedermene. Vede, io appartengo alla tramontata stagione dei partiti e della politica con la P maiuscola. Tutto questo non c’è più. E io sto molto meglio in Cina».
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