Sono passati tredici anni dalla tragedia scolpita nella memoria di Olbia che tra dieci giorni, il 18 novembre, onorerà le nove vittime del ciclone Cleopatra in città. Tredici anni in attesa del piano di mitigazione del rischio idrogeologico che però ora dovrebbe essere finalmente in dirittura d’arrivo. Definito come il più grande progetto di difesa idraulica mai realizzato in Italia, il piano 'Olbia e le sue acque' è in attesa del verbale sull'esito dell’ultima Conferenza di servizi, svolta il 30 settembre scorso, che chiude l'iter. Si attende l'ufficialità, ma il piano, redatto da Technital Spa, dovrebbe avere incassato il benestare del Servizio regionale di Valutazione di impatto ambientale, ultimo step della procedura, avviata a gennaio del 2024. A una manciata di giorni dalla tragica ricorrenza, il progetto per difendere la città dalla furia delle alluvioni potrebbe ottenere il via libera definitivo della Giunta regionale, aprendo la fase esecutiva, con la messa a bando dei lavori che, nelle stime di tecnici e amministrazione comunale, dovrebbero durare circa tre anni.
La soluzione
Presentato pubblicamente in occasione del decimo anniversario della tragedia che ha devastato la città e poi modificato con l'integrazione delle prescrizioni richieste da Genio civile, Ardis e Ufficio tutela del paesaggio, soprattutto relativamente ai materiali di risulta degli scavi e dei dragaggi delle foci dei fiumi interessati, Olbia e le sue acque metterà al sicuro il territorio comunale con due canali scolmatori che spingono fuori dalla città le acque in eccesso e con interventi (anche sui rii minori) a basso impatto sulla città e sull'ambiente che prevedono un pregevole inserimento paesaggistico delle opere. Attesa da tredici anni, nel frattempo la sicurezza della città è stata affidata alla demolizione dei ponti tappo che, durante l'alluvione, hanno impedito il regolare deflusso della piena che, a causa del sottodimensionamento degli attraversamenti idraulici, ha causato anche il crollo del viadotto nella Strada Provinciale 38, nel tratto sotto Monte Pino, che ha inghiottito tre persone, causando la morte di Bruno Fiore, Sebastiano Brundu e Maria Loriga.
Le opere realizzate
Riaperta al traffico il 7 agosto scorso, l'arteria che connette Olbia con l'Alta Gallura è stata ricostruita realizzando attraversamenti idraulici adeguati a sopportare ingenti masse d'acqua. Risale a circa tre mesi fa, l'ultima eliminazione, in ordine di tempo, del ponte sul Rio Siligheddu, che ha fatto da barriera in uno dei luoghi simbolo della tragedia, in cui sono morte la piccola Morgana Giagoni e sua madre Patrizia Corona, contribuendo pesantemente all'allagamento di Zona Bandinu: l'opera incongrua è stata abbattuta e ricostruita da Rete Ferroviaria Italiana che l'ha sostituita con una mega struttura d'acciaio prefabbricata. Restano da demolire (in capo a Rfi) ancora due ponti ferroviari, alle foci del canale Zozò e del Rio San Nicola, in centro città, ma l'abbattimento dei manufatti, da quello di via Galvani a quello di via Petta, e le varie disostruzioni, per esempio con l'eliminazione, qualche anno dopo l'alluvione, della rampa sul Rio Siligheddu, non sono che accorgimenti. Le opere per la mitigazione del rischio idrogeologico hanno dovuto aspettare per due anni la redazione del Piano di assetto idrogeologico (e successive varianti) in vigore da gennaio del 2025, la bocciatura in Regione di un progetto (Mancini), messo nero su bianco all'indomani del nubifragio, troppo impattante dal punto di vista ambientale e la redazione del nuovo piano, partita nel 2022.
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