Da ieri mattina c’è vita sul ponte di ferro tra Villaputzu e Muravera. Non però da parte dell’impresa siciliana che dovrebbe ristrutturarlo (non si vede quasi nessuno da mesi): ad affollare l’ingresso del cantiere ci sono i volontari del comitato spontaneo. Sono in 72 e hanno indetto un sit-in permanente di protesta. Un presidio no-stop (per il momento dalle 8 del mattino alle 20 della sera) con tanto di gazebo, tavolini e striscioni per dire basta ad una situazione incresciosa.
Resilienza
«Resteremo qui – chiarisce Antonio Congiu, presidente del comitato – sino a quando non ci sarà un provvedimento che certifichi un cambio di passo. Pensiamo, ad esempio, ad una procedura d’emergenza che consenta di andare in deroga rispetto alla legge sugli appalti, e dunque alla nomina di un commissario. Solo così si potrebbe estromettere da subito l’impresa e far sì che i lavori vengano affidati seconda classificata».
Una procedura che potrebbe essere decisa nel tavolo tra tutte le istituzioni coinvolte che dovrebbe essere convocato nei prossimi giorni dal prefetto di Cagliari. «Di certo – aggiunge Congiu – sino a quel momento noi saremo qui, anche in caso di maltempo. E continueremo a porre domande, vorremmo sapere ad esempio chi è il responsabile di questa incredibile vicenda. Chi è che doveva controllare i lavori? Chi è che ha certificato che il ponte è a rischio crollo? E soprattutto perché dopo oltre due anni di lavori quasi fermi l’impresa è ancora qui?».
I turni
I primi volontari a prendere posto di fronte al cancello del cantiere lato Villaputzu sono due donne, Teresina Piras e Nice Coas. «Siamo pronte – dicono – a sacrificare il nostro tempo per una questione che riguarda tutto il Sarrabus. Invitiamo chiunque transiti da queste parti a fermarsi un attimo, a scambiare due chiacchiere. E magari ad aggiungersi a noi volontari, più siamo meglio è. Anzi, tra qualche ora metteremo un calendario con i turni in modo tale che chiunque possa scegliere il giorno e l’ora». Turni a gruppi di due per ogni due ore: «Per la maggior parte – aggiungono – siamo di Villaputzu, soprattutto donne, ma le adesioni sono arrivate in maniera importante anche da Muravera e da San Vito. Proseguiamo così». Il movimento di protesta, insomma, sta coinvolgendo sempre più cittadini. E se qualcuno non riesce ad essere presente aiuta a distanza. «Una persona originaria di Villaputzu che sta in Germania – dicono ancora i volontari – ha acquistato un nuovo gazebo, forte e resistente alle intemperie. Ce lo ho donato, dovrebbe arrivare domani. Un bellissimo gesto».
La mobilitazione
Il presidio permanente è il proseguimento della mobilitazione che lo scorso 6 marzo ha portato i cittadini a protestare di fronte alla Prefettura. Col prefetto che ha assicurato un tavolo tra gli enti per trovare una soluzione (tavolo però non ancora convocato). La competenza sul ponte dallo scorso luglio – da quando è stata soppressa la Provincia del Sud Sardegna – è della Città Metropolitana di Cagliari. A nulla però, sino ad oggi, è valsa la richiesta del sindaco di Villaputzu Sandro Porcu di estromissione dell’impresa per grave inadempienza. Secondo i tecnici della Città Metropolitana «occorre evitare soluzioni affrettate che potrebbero determinare ulteriori ritardi». Ritardi che però iniziano ad essere vergognosi: in due anni o poco più sono stati effettuati interventi per 200mila euro su un totale di oltre tre milioni di euro. Coi lavori praticamente fermi da mesi. Di chi sono davvero le responsabilità di questa impasse? È solo colpa dell’impresa siciliana o c’è dell’altro? Le risposte, oltre che dal tavolo col prefetto, potrebbero arrivare direttamente dal Consiglio metropolitano che entro marzo – come ha assicurato il presidente e sindaco di Cagliari Massimo Zedda – porterà il ponte di ferro fra i primi punti all’ordine del giorno.
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