Mobilità.

Piste ciclabili poche e pericolose 

I 40 chilometri di tracciato, tra interruzioni e ostacoli, sono sottoutilizzati 

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Pocos, locos y mal unidos . Declinando al femminile (poche, dissennate e disunite) la celebre frase in spagnolo attribuita dallo storico Francesco Cesare Casula a un vescovo del Cinquecento – che così descriveva i sardi – si ottiene la fotografia perfetta delle piste ciclabili cagliaritane. Non solo, agli aggettivi bisognerebbe aggiungere anche pericolose.

Pro e contro

La bici è un mezzo pratico che aiuta a tenersi in forma e può rappresentare una fonte di risparmio, visto che la benzina in questi giorni sfiora i due euro al litro. La transazione sulla mobilità sostenibile, però, fa infuriare gli schieramenti, due frange di irriducibili di favorevoli e contrari. Da un lato chi li accusa di aver “rubato” parcheggi e spazi alle auto, aumentando il caos del traffico, e danneggiato il commercio, dall’altra chi le vorrebbe più comode e funzionali, utilizzabili anche per andare al lavoro e non solo la domenica a scopo ludico.

La mappa

Un dato è certo, 41 chilometri di piste ciclabili su un totale di 600 di strade cittadine non sono un numero elevato. Pur con una lunghezza limitata, che presupporrebbe una razionalizzazione, i percorsi sono utilizzati da poche persone. Il motivo che Cagliari sia una città con molte salite non è sufficiente a giustificare lo scarso impiego (le bici a pedalata assistita sono un’ottima soluzione per chi non ha più le gambe da Moser). Le cause dello scarso gradimento sono legate alla funzionalità dei tragitti: tracciati complicati, pericolosi e non collegati tra loro e auto che spesso utilizzano le corsie riservate per parcheggiare.

Muoversi in bicicletta, nonostante gli ingenti investimenti dell’amministrazione comunale, non è semplice. Viaggi che finiscono nel nulla, cambi di corsia da brivido, inspiegabili divieti che obbligano chi si muove su due ruote ad affrontare la roulette russa della auto ad alta velocità in strade a quattro corsie. Sembra incredibile, ma raggiungere il Poetto su due ruote non è affatto semplice. Da via Cagna, il percorso di via Fleming è da pelle d’oca. All'altezza dell'ex ristorante del circolo bocciofilo, la pista ciclabile con cordolo (tanto contestato dagli automobilisti) passa da sinistra a destra. Per non parlare di chi arriva da via Della Pineta, costretto ad affrontare il Ponte Vittorio e percorrere viale Poetto tra auto e bus. L’alternativa di via Fiorelli, che conduce al Parco di Molentargius, è lunga e non certo comoda: l’uscita è all’altezza dell’ex Ospedale Marino. Discorso analogo per chi abita a Genneruxi: la pista si interrompe in via Dei Conversi. In via Is Mirrionis la corsia riservata alle due ruote finisce nel nulla all’incrocio con via Cadello. L’ultima contestazione arriva dalle nuove piste in fase di realizzazione in via Vesalio.

Il Comune

L’assessore alla Mobilità Yuri Marcialis rimanda alla delibera che prevede un ”Intervento di connessione ciclopedonale tra Monte Mixi e La Palma e con l’itinerario ciclabile lungo il canale di Terramaini”: un ponte o una rotatoria che uniscano i due quartieri.

L’analisi

Italo Meloni è docente di Pianificazione di Trasporti all’Università. «Manca un approccio integrato, il concetto è molto più complesso. Le piste ciclabili devono essere sicure e ben fatte. Gli utenti chiedono un contesto urbano rigenerato, con alberi e marciapiedi larghi. Manca l’integrazione – conclude Meloni – con il trasporto pubblico».

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