Il caso.

Pini abbattuti a Buoncammino, tutti assolti 

Intervento senza il via libera della Soprintendenza: per il tribunale non è reato  

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L'abbattimento dei pini di Buoncammino senza l'autorizzazione della Soprintendenza non è previsto dalla norma come reato, mentre non sussiste la contestazione di deturpamento delle bellezze naturali. Si è chiuso così, davanti al giudice del Tribunale penale di Cagliari, Stefano Mutzu, il processo per il taglio degli alberi del colle avvenuto nel 2020.

La decisione

Ieri mattina è arrivata la sentenza, dopo un dibattimento che si era aperto a novembre 2023. Il giudice ha assolto, con la duplice formula, il funzionario Paolo Malavasi (difeso dagli avvocati Roberto Nati e Nicola Zoccheddu), il dirigente Salvatore Farci (assistito dal legale Matteo Pinna), l'agronomo Andrea Fenu e Giuseppe Ariete (difesi dall'avvocato Rodolfo Meloni). I primi due erano finiti nei guai in qualità di responsabili unici del progetto (Rup), il terzo come direttore dell'esecuzione del contratto (Dec) del servizio parchi comunali, mentre il quarto era stato incriminato nella sua qualità di rappresentante legale dell'Ati Santamaria e Imeria, che aveva eseguito l'intervento. Tutti e quattro erano accusati di aver abbattuto 10 pini in prossimità del viale Buoncammino, zona sottoposta a vincolo paesaggistico, in assenza di autorizzazione della Soprintendenza. Oltre a questo, la Procura aveva contestato loro anche un reato specifico per il deturpamento delle bellezze naturali sottoposte a vincolo. Per il giudice quella condotta non è reato perché non c'era la necessità di ottenere il nullaosta ministeriale per abbattere gli alberi, ritenuti vecchi e pericolanti, mentre non sussiste l'imputazione di deturpamento.

Il dibattimento

Nel corso del processo, nato dopo che gli imputati avevano impugnato i decreti penali di condanna ricevuti al termine delle indagini, è emerso che gli alberi erano stati oggetto di analisi da parte di esperti botanici. Sarebbero stati i tecnici, dunque, a stabilire che fosse necessario abbatterli perché rientravano nella categoria di «massima propensione al cedimento», causando un pericolo per l'incolumità pubblica. Per questa ragione il Comune, con una sua delibera, ne aveva imposto l'abbattimento con la sostituzione di altri più giovani ma della stessa tipologia. Ma quando le motoseghe erano entrate in funzione, era arrivata la protesta di tanti cittadini e degli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico (Grig), che avevano presentato un esposto, dal quale avevano preso origine le indagini. Nel corso del processo l'associazione ambientalista si è costituita parte civile con l'avvocata Susanna Deiana.

La sentenza

Ieri mattina il giudice Mutzu ha letto la sentenza con la quale sono stati assolti tutti gli imputati perché il fatto non è previsto come reato paesaggistico, relativamente alla circostanza che le opere fossero state realizzate in assenza di via libera paesaggistica, mentre non sussiste nemmeno l'imputazione di alterazione delle bellezze naturali vincolate. Nel 2020, dopo l'esposto del Grig, erano intervenuti i carabinieri del Nucleo di tutela del patrimonio culturale, che avevano bloccato i lavori. Ora bisognerà leggere le motivazioni della sentenza per capire se la Procura deciderà di appellarla. La vicenda, in ogni caso, aveva scatenato a suo tempo un grande clamore e tante polemiche, perché i pini di viale Buoncammino sono da sempre molto amati dai cagliaritani. Ora il processo ha stabilito che non è stato commesso alcun reato quando è stato deciso di abbatterne una decina.

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