La sentenza

Ponte Morandi, 12 anni a Castellucci 

All’ex ad di Aspi la più dura delle 32 condanne. Salvini: chi sbaglia paga 

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Genova. Chi è sopravvissuto abbraccia chi prova a sopravvivere al dolore della perdita di un figlio. E poco importa se qualcuno è stato assolto. Quello che conta, nel giorno più lungo e atteso, è che a otto anni dal crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018, secondo la giustizia ci siano i responsabili della morte di 43 persone.

«L’accusa ha retto»

In primis, per i giudici genovesi (presidente Paolo Lepri, a latere Ferdinando Baldini e Fulvio Polidori), l’ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci. Per lui, già in carcere a Opera per la condanna definitiva a sei anni per la strage di Acqualonga, la pena più alta: 12 anni invece dei 18 e sei mesi chiesti dalla procura. Cinque ne dovrà scontare l’ex direttore della vigilanza del Mit Mauro Coletta, per lui i Pm ne avevano chiesti dieci. Una sentenza che verrà sicuramente impugnata dalla difesa perché «si è cercato il colpevole ma non la colpa», ha detto Giovanni Paolo Accinni, legale dell’ex top manager con il collega Guido Carlo Alleva. È «una pena importante, che ha dimostrato che l’impianto accusatorio ha retto», ha sottolineato a caldo la portavoce del Comitato, Egle Possetti, accanto agli altri familiari delle vittime, alcuni dei quali indossavano le magliette con i volti dei loro cari. Anche per il procuratore di Genova Nicola Piacente, al fianco dei sostituti che per otto anni hanno acquisito documenti, studiato carte e sentito testimoni con la Finanza, la sentenza dimostra che per «le posizioni principali, per cui comunque vale il principio di non colpevolezza visto che siamo di fronte una sentenza di primo grado, la tesi accusatoria è stata in buona parte confermata».

Salis commossa

I giudici hanno riconosciuto, a vario titolo, il crollo colposo, l’omicidio colposo e quello stradale ma senza l’aggravante lavoristica. Assolti dall’accusa di attentato alla sicurezza dei trasporti, rimozione dolosa di sistemi di sicurezza e falso. Il risarcimento dei danni alle parti civili verrà liquidato in sede civile. Le motivazioni arriveranno tra 90 giorni. «La sentenza - dice la famiglia Morandi - rende giustizia alle vittime, alle quali va il nostro commosso pensiero» ma «pone anche fine al vile e bieco tentativo di attribuire la responsabilità del disastro a chi quel ponte lo aveva progettato, l’ingegner Riccardo Morandi». Una sentenza dunque, «che restituisce dignità alla verità dei fatti». La decisione è arrivata dopo quasi quattro ore di camera di consiglio. Per il ministro dei Trasporti Matteo Salvini «se i giudici hanno ritenuto così, chi ha sbagliato deve giustamente pagare». Per il presidente della Regione Marco Bucci «la sentenza rappresenta un passaggio importante nel percorso di verità e giustizia per la tragedia del ponte Morandi. Nessuna decisione potrà restituire le 43 vite spezzate il 14 agosto 2018 né colmare il dolore delle loro famiglie, alle quali rinnovo la mia più sincera vicinanza». Commozione per la sindaca Silvia Salis, che è andata a stringere la mano a tutti i parenti: «Questa è una giornata dal peso storico ed emotivo enorme per la città di Genova».

I 25 assolti

I Pm Walter Cotugno e Marco Airoldi avevano chiesto 56 condanne e un’assoluzione, per un totale di circa 400 anni. I giudici ne hanno comminate 32, per quasi 180 anni, e 25 imputati sono stati assolti o prosciolti per prescrizione. Dopo Castellucci le pene più alte sono state inflitte all’ex numero tre di Aspi Michele Donferri Mitelli (11 anni, chiesti 15 e sei mesi), per l’ex numero due Paolo Berti (cinque anni e sei mesi, chiesti 12 e sei), per l’ex ad della Spea Antonino Galatà (cinque anni e sei mesi, chiesti sette). Quattro anni per il docente Antonio Brencich (chiesti otto anni). La più bassa è di un anno, 11 mesi e cinque giorni. Tra gli assolti l’ex provveditore delle opere pubbliche Roberto Ferrazza, l’ex dirigente del Mit Giovanni Proietti, l’ex ad di Aspi Pierluigi Ceseri, l’ex direttore Divisione Mit Bruno Santoro.

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