Gli agenti della Polizia postale sono riusciti a seguire il trasferimento dei soldi sino a quando non sono finiti in un conto di uno dei tanti paradisi fiscali caraibici e convertiti in criptovalute: a quel punto dei 400mila euro che un pensionato cagliaritano aveva investito con un’applicazione informatica si sono perse le tracce. Si è scoperta così l’ennesima truffa messa a segno con finte app di giochi o “trading online” che, in realtà, lo specchietto per le allodole di complicatissime truffe online.
Nuove indagini
Non si contano più i fascicoli aperti in Procura a seguito delle querele di sfortunati investitori che, usando applicazioni scaricate da Telegram o su internet, finiscono con trovarsi i conti bancari svuotati. L’ultima in ordine di tempo è accaduto ad un anonimo imprenditore cagliaritano che ha perso circa 400mila euro con un software che prometteva importanti guadagni con le criptovalute e scommettendo sull’aumento o il ribasso del mercato azionario. Sul tavolo dei pm Paolo De Angelis, Enrico Lussu e Diana Lecca fioccano i procedimenti per raggiri informatici legati ai software informatici. In qualche caso, a quanto pare, si tratterebbe di giochi che promettono guadagni da migliaia di euro, ma che in realtà diventano un pozzo senza fondo capace di far sparire i risparmi di una vita.
I precedenti
Per quanto l’entità della truffa sia considerevole, in passato si erano raggiunte cifre ben più consistenti. Quattro anni fa due cugini si erano visti volatilizzare un milione di euro (500 mila euro ciascuno), inseguendo il sogno di diventare milionari con le criptovalute. Anche lo scorso anno un investitore aveva perso oltre mezzo milione, ma alla fine l’indagine del pm Enrico Lussu e della Polizia Postale aveva ricostruito lo schema, ma non era stato possibile recuperare il tesoretto. Lo schema segnalato agli investigatori da tutte le vittime è sempre lo stesso. Attraverso internet o Telegram le vititme hanno scaricato delle app per il “trading online” che, almeno in apparenza, sembrano sicure. Si tratta di applicazione di compravendita di strumenti finanziari (azioni, valute, materie prime, ecc.) che utilizzano piattaforme digitali: quelle originali si appoggiano a broker o banche, queste che nascondono truffe, invece, rimandano a conti in paradisi fiscali. Una volta registrati e acquisiti pacchetti anche da 250 euro, i malcapitati si sentono al sicuro perché l’applicazione mostra loro finti guadagni che, nel giro di pochi giorni, sembrano decuplicare la cifra depositata. Solo dopo si scopre che è un bluff.
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