Il caos.

Paraguay, arrestato l’ex presidente Peña per il caso Ueno Bank 

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ASuncion. Le sorti dell'ormai ex presidente del Paraguay, Santiago Peña, sono letteralmente precipitate negli ultimi due giorni. Erano passati solo pochi minuti dall'approvazione dell'impeachment da parte del Parlamento che il 47enne brillante economista, con un passato nel Fondo monetario internazionale, era già agli arresti domiciliari nel quadro dell'inchiesta della magistratura sull'improvviso crack del Ueno Bank.

Nella notte tra venerdì e sabato, fuori dalla sua abitazione ad Asuncion, un cordone di agenti e centinaia di persone inferocite chiedevano «carcere subito». L'arresto di Peña avviene in contemporanea con la cerimonia al Congresso nazionale durante la quale il vicepresidente, Pedro Alliana, ha prestato giuramento assumendo formalmente la guida della Repubblica fino alla conclusione dell'attuale mandato presidenziale nel 2028. Nel frattempo gli animi si scaldavano fuori dalla residenza di Mburucuyá. Un ufficiale della polizia è stato colpito al volto in una fitta sassaiola e gli agenti hanno risposto con lacrimogeni, mentre l'ex presidente veniva trasferito per precauzione in una caserma.

Sono oltre tre milioni i correntisti rimasti con i conti svuotati nel crack - un paraguaiano su due - e, forse, solo la punta dell'iceberg di una crisi che rischia di trasformarsi in sistemica. Non è ancora stata delineata con precisione infatti l'entità dell'ammanco nei conti del Ueno Bank, né l'estensione degli impegni con istituzioni pubbliche e imprese di tutto il Paese. Dopo l'impatto immediato sui titolari di conti congelati e sui rischi per migliaia di pensionati, ora iniziano infatti a emergere anche decine di imprese e istituzioni che reclamano la restituzione di fondi depositati.

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