Il personaggio.

Pablo Trincia, un’inchiesta dal vivo 

Giustizia, responsabilità, verità scomode: l’orrore di Ezzeddine Sebai 

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Dalla cronaca al palcoscenico, con la stessa intensità che negli anni lo ha reso una delle voci più riconoscibili del racconto contemporaneo: Pablo Trincia arriva in Sardegna con un nuovo progetto teatrale. “L’Uomo Sbagliato – Un’inchiesta dal vivo” sarà in scena il 4 e 5 maggio al Teatro Massimo di Cagliari e il 6 maggio al Teatro Civico di Sassari, sempre alle 21. Dopo anni tra reportage, podcast e inchieste che hanno segnato il pubblico, Trincia porta sul palco un racconto che mantiene la stessa forza, ma cambia linguaggio. Al centro, una storia di malagiustizia che scava nelle vite delle persone coinvolte e lascia emergere dubbi, responsabilità e verità scomode. Un lavoro che non cerca effetti, ma domande, e che trasforma il teatro in uno spazio di ascolto e consapevolezza.

Il racconto

Al centro dello spettacolo, scritto dallo stesso Pablo Trincia insieme a Debora Campanella, c’è la vicenda sconvolgente di Ezzeddine Sebai. Nel 2006, dal carcere, l’uomo confessa 14 omicidi di donne anziane commessi nel sud Italia a metà degli anni ’90, facendo crollare certezze che sembravano ormai definitive. Le sue parole riaprono ferite mai rimarginate e mettono in discussione processi chiusi e sentenze passate in giudicato: per alcuni di quei delitti, infatti, sono state condannate persone innocenti, impegnate da anni a dimostrare la propria estraneità ai fatti. «È uno spettacolo che unisce linguaggi diversi, tra podcast, docuserie e teatro», spiega Trincia. «Portiamo in scena foto, documenti, video. La sfida è stata condensare tutto in un’ora e mezza, mantenendo la storia chiara e permettendo al pubblico di entrare davvero nei dettagli».

La sfida

Raccontare una storia così delicata, che tocca da vicino il sistema giudiziario, ha richiesto un lavoro lungo e meticoloso. «La difficoltà sta tutta nel recuperare la documentazione necessaria», spiega Pablo Trincia. «Ma quando hai le carte in mano diventa più semplice costruire il racconto, perché ti basi su fatti concreti, su ciò che è nero su bianco». Un impegno che va oltre la narrazione e si traduce in una riflessione precisa, quella che Trincia spera arrivi anche al pubblico. «Vorrei che le persone uscissero con la consapevolezza che la giustizia è fatta dagli uomini, con i loro pregiudizi e i loro errori. È una riflessione più ampia sulla difficoltà, tutta umana, di tornare indietro e ammettere di aver sbagliato». E poi c’è l’aspetto che più lo ha colpito della vicenda: «Il fatto che si trattasse di persone fragili, povere, senza strumenti per difendersi».

La responsabilità

Raccontare una vicenda giudiziaria di questo tipo significa anche assumersi una responsabilità nei confronti delle vittime e delle loro famiglie. Trincia lo chiarisce senza giri di parole: «Tutto sta in come scrivi. Se il tuo obiettivo è provocare un brivido facile, finisci per soffermarti sui dettagli più crudi, quasi “splatter”, e stupisci in maniera superficiale». Un approccio che Trincia rifiuta, scegliendo invece una narrazione che va oltre l’impatto immediato: «Qui c’è sempre una riflessione più ampia, la ricerca della storia dentro la storia, di ciò che questo caso può davvero insegnare».

L’Isola

Per Pablo Trincia il ritorno in Sardegna ha quasi il sapore di un rimpianto: «È una terra in cui sono venuto troppo poco, ed è assolutamente meravigliosa. Non voglio generalizzare, ma dei sardi amo la schiettezza. E ogni volta che torno trovo un pubblico con grande voglia di cultura, curioso, aperto alle novità». Uno sguardo che si allarga anche al valore complessivo dell’Isola: «È una terra fertile dal punto di vista culturale. Ed è splendida sotto tutti i punti di vista, ma questo lo sanno tutti». Poi una riflessione più personale: «La apprezzo per la lingua, per i paesaggi, per la cucina. E credo sia ancora troppo poco raccontata a livello mediatico».

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