Sanità

«L’ospedale di comunità non deve indebolire  il San Camillo di Sorgono» 

Il comitato Sos Barbagia Mandrolisai: non si tocchi il reparto di chirurgia 

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Da anni il presidio davanti all’ospedale San Camillo di Sorgono resta la loro base per rivendicare il diritto alla salute delle zone interne, tra marce, sit-in e proposte alla politica regionale. Ora, il comitato Sos Barbagia-Mandrolisai lancia un nuovo allarme, legato all’ospedale di comunità, che sorgerà all’interno del San Camillo di Sorgono. Gli attivisti sostengono che sulla nuova e moderna infrastruttura «non sarebbe tutto oro quel che luccica», specie dopo il via libera della Giunta regionale all’aggiornamento della programmazione degli ospedali di comunità, previsto dal decreto ministeriale 77 sostenuto dal ministero della Salute, grazie a fondi Pnrr.

I timori

Il comitato da un lato plaude per l’arrivo dell’atteso servizio e dall’altro lancia l’allarme: «Sappiamo che, per far spazio alla nuova struttura, si intendano trasferire le aree oggi destinate al reparto di week surgery in un’ala dismessa dell’edificio ospedaliero, non consona ad accogliere un’area chirurgica».

La decisione per Sos sarebbe motivata dalla necessità di creare spazio e posti letto per l’ospedale di comunità: «Si tratta di una scelta presa a discapito del piccolo reparto di chirurgia d’elezione e ricollegata alle scadenze del Pnrr che prevede che le strutture di comunità siano operative entro aprile». Parlano di “strategie decise all’ultimo minuto” per evitare la perdita di fondi europei e sollevando il caso della mancanza di un’adeguata programmazione su Sorgono rilanciano: «Si sta dando priorità alla creazione di ospedali di comunità in tempi strettissimi, a scapito di una visione a lungo termine, che è quella che ha voluto il riavvio della chirurgia a Sorgono e auspicavamo fosse seguita da un rilancio dell’intero ospedale».

Le attese

Il comitato Sos ragiona anche sulle proposte per il rilancio dell’intero San Camillo valorizzando la week surgery che ha ridato slancio alle sale operatorie dopo anni di inattività: «Non siamo contro l’ospedale di comunità che è utile al territorio e non solo. Siamo contrari alla realizzazione del servizio dentro al San Camillo se questo comporterà la chiusura o il ridimensionamento dei reparti esistenti». Aggiungono: «Ciò che contestiamo è il metodo ormai consolidato di distruggere ciò che c’è per ricostruire (forse) quello che sarà, ma che fino ad ora non è mai stato». Mentre emerge il piano di Asl 3 per lavorare a un ospedale di comunità che valorizzi l’interno comparto sanitario, tra i sindaci prevale la cautela, in attesa di «un incontro più ampio con la Regione».

Gli amministratori

Il sindaco di Desulo, Gian Cristian Melis, si dice fiducioso: «Dubito profondamente che la Giunta Todde voglia ridimensionare i risultati conquistati dal Distretto di Sorgono e dal San Camillo». E poi: «Ritengo fondamentale che l’ospedale di comunità debba essere un servizio rafforzato che completi l’idea di centralità che l’ospedale San Francesco di Nuoro riveste in tutta la Sardegna». Il sindaco di Tonara, Pierpaolo Sau, pone precise richieste: «Ben venga l’ospedale di comunità ma senza depauperare la week surgery che finora ha rappresentato un’eccellenza del San Camillo».

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