La crisi

Hormuz, l’Iran sequestra due cargo E Trump rilancia: colloqui entro domani  

Tensione sullo Stretto, gli Usa: gli ayatollah perdono 500 milioni al giorno 

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Non è l'ennesima scadenza, piuttosto un orizzonte temporale quello che Donald Trump si è dato - di nuovo - nel tentativo di portare il regime iraniano al tavolo dei negoziati, andato deserto nell'appuntamento di martedì a Islamabad. «È possibile», ha infatti risposto il presidente americano al messaggio di una giornalista del New York Post che gli chiedeva se nuovi colloqui con l'Iran potessero tenersi nelle prossime «36-72 ore», vale a dire entro venerdì. Una data non ufficiale e non confermata da Teheran, che non si è ancora pronunciata nemmeno sul prolungamento in extremis del cessate il fuoco da parte degli Stati Uniti in attesa - ha spiegato lo stesso Trump - di una «proposta» da parte iraniana per chiudere la guerra e riaprire il cruciale Stretto di Hormuz che starebbe facendo «collassare» la Repubblica islamica.

Le navi

Con la chiusura, l'Iran «perde 500 milioni di dollari al giorno», ha tuonato il tycoon su Truth. Lo Stretto resta teatro di tensioni altissime: nelle ultime ore i pasdaran hanno attaccato tre navi cargo del gruppo Msc, che tentavano di uscire dal Golfo Persico, sequestrandone due poi scortate fino alle coste iraniane. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie ha identificato i due mercantili sequestrati come la Msc Francesca, accusata di essere «collegata a Israele», e la Epaminondas sprovvista, secondo i pasdaran, dei «permessi necessari» e che avrebbe «manomesso i sistemi di navigazione». Quest'ultima, battente bandiera liberiana, è di proprietà della compagnia greca Technomar Shipping e sarebbe stata colpita al largo dell'Oman, riportando danni significativi al ponte di comando, secondo media greci. Fonti del ministero degli Affari marittimi di Atene hanno tuttavia smentito che la portacontainer sia stata sequestrata: la compagnia ha reso noto che tutti i membri dell'equipaggio sono «sani e salvi». La terza nave colpita, la Msc Euphoria di proprietà emiratina, si sarebbe invece incagliata al largo dell'Iran, riferisce l'agenzia Fars affiliata ai pasdaran. Mentre, secondo Bbc Verify, che analizza i dati di Marine Traffic, la Euphoria avrebbe ripreso la navigazione verso sud dopo l'attacco per poi gettare l'ancora in rada a circa 13 miglia nautiche dal porto di Khor Fakkan negli Emirati.

Braccio di ferro

E se il Pakistan resta fiducioso sulla possibilità di tenere un secondo raid di colloqui nei prossimi giorni, mantenendo la capitale blindata in vista dell'eventuale arrivo dei negoziatori, Teheran dimostra invece di non fidarsi della proroga della tregua proposta da Trump, temendo «attacchi a sorpresa», e ha avvertito che la situazione nello Stretto non cambierà «finché gli Stati Uniti non porranno fine al blocco della libertà di navigazione da e verso l'Iran». «Un cessate il fuoco completo ha senso solo se non viene violato dall'assedio marittimo e dal sequestro dell'economia mondiale», ha scritto su X il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. «L'apertura dello Stretto di Hormuz non è possibile con una palese violazione. Non hanno raggiunto i loro obiettivi con l'aggressione militare, non li raggiungeranno nemmeno con l'intimidazione. L'unica via è l'accettazione dei diritti della nazione iraniana», ha aggiunto il capo negoziatore della Repubblica islamica. Secondo un funzionario americano citato da Axios, la mano tesa del presidente non è però a tempo indeterminato, ma scadrà «tra 3-5 giorni». Il problema, precisa la stessa fonte, è che non è chiaro chi a Teheran abbia l'autorità per accettarla e avanzare una proposta al tycoon: «Abbiamo riscontrato una frattura assoluta all'interno dell'Iran fra i negoziatori e i militari, con nessuna delle due parti che ha accesso alla Guida Suprema, che non risponde», ha spiegato riferendosi a Mojtaba Khamenei, l'erede del defunto ayatollah, che non si mostra in pubblico dal raid che uccise suo padre e parte della sua famiglia nel primo giorno di guerra il 28 febbraio.

Sei mesi per sminare

In ogni caso, anche se Hormuz dovesse riaprire in tempi brevi, il Pentagono stima che potrebbero volerci 6 mesi per sminare le acque dello Stretto e riportare il traffico marittimo ai livelli precedenti il conflitto. L'Italia si è già proposta di contribuire alle operazioni di sminamento, ma solo a guerra finita.

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