Comunicazione

«La radio è libertà: non deve scomparire dai cruscotti delle auto» 

Confindustria: no all’eliminazione dei sintonizzatori tradizionali 

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È un pericolo concreto, Non trovare più nelle auto la vecchia cara autoradio. Strumento familiare e democratico. «Ho sempre trovato qualcosa alla radio. Proprio come i treni e le campane, era parte della colonna sonora della mia vita», ha dichiarato il premio Nobel Bob Dylan. Fonte di notizie sull’attualità, sul traffico e sulla viabilità. Un servizio fondamentale. Uno degli apparecchi più amati, sin dai tempi di Marconi, rischia di essere sacrificato sull’altare delle scelte di produttori di automotive mossi da altri interessi. Per salvare l’autoradio, come l’abbiamo sin qui conosciuta, nella sua semplicità, Confindustria Radio Televisioni ha lanciato una campagna di sensibilizzazione anche attraverso uno spot in onda nelle emittenti private. «L’ascolto della radio – spiega il direttore dell’associazione di categoria dei media televisivi e radiofonici italiani Rosario Donato - avviene prevalentemente in auto. Ogni giorno 35 milioni di italiani si sintonizzano sulle frequenze radiofoniche, 27 milioni lo fanno quando sono a bordo di una vettura. La radio è un mezzo di comunicazione che incardina principi costituzionali intangibili».

Che cosa sta succedendo?

«Le recenti scelte dei produttori automobilistici potrebbero limitare la facilità di accesso ai contenuti radiofonici. L’eliminazione dei sintonizzatori FM e DAB dalle nuove vetture, sostituiti da sistemi basati su connessione internet, rischierebbe di privare gli ascoltatori del modo più immediato di fruizione: un gesto quotidiano diventerebbe subordinato alla disponibilità di rete e, in alcuni casi, a un abbonamento».

L’autoradio potrebbe scomparire?

«Siamo di fronte a una modernizzazione tecnologica che potrebbe far morire l’apparecchio classico, ovvero il ricevitore che cattura il segnale in FM e in DAB. Siamo favorevoli all’innovazione ma è necessario integrare i sistemi».

Avete rivolto un appello alle istituzioni italiane ed europee.

«L’appello è rivolto ai parlamenti, a Roma e Bruxelles, affinché mettano in atto una serie di obblighi per le case di produzione di automobili. La radio deve restare nei cruscotti. Ha un’importanza fondamentale per gli operatori del settore e per i cittadini che devono essere messi nelle condizioni di scegliere quando acquistano un’auto se vogliono o non vogliono la radio. Deve essere una libera scelta, non un’imposizione. Una riduzione della sua fruibilità determinerebbe una contrazione delle risorse destinate alla produzione culturale. L’appello è stato appoggiato e rilanciato dalle principali società che tutelano gli artisti impegnati nel campo musicale, i produttori, gli editori, gli autori».

Dal 13 marzo è partita anche una campagna di comunicazione.

«Il 13 marzo è una data simbolica, è la giornata mondiale della radio. Molti paesi europei hanno fatto una campagna simile. Vogliamo far sapere che sussiste un grave pericolo. I cambiamenti sono lenti ma meglio muoversi tempestivamente per affrontare con maggiore efficacia la minaccia. Se dovesse passare un nuovo modello di mercato e di business, con la radio da ascoltare solo attraverso internet, il quadro cambierebbe notevolmente con pesanti ripercussioni sui cittadini».

Quale è la vostra proposta?

«Chiediamo una norma che preveda l’obbligo per le aziende automobilistiche di dotare ogni vettura di un ricevitore integrato, FM, DAB e internet. Dobbiamo salvare l’autoradio».

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