Bruxelles.

Cade il veto sul prestito a Kiev,  dall’Ue nuove sanzioni a Mosca  

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Doppietta a Bruxelles. In un colpo solo il Coreper - il Comitato dei rappresentanti permanenti presso l'Ue - ha sbloccato il prestito da 90 miliardi per l'Ucraina deciso lo scorso dicembre dai Ventisette e il 20° pacchetto di sanzioni, entrambi ostaggio del veto di Viktor Orban (e dello slovacco Fico). Budapest e Bratislava avevano addossato la colpa a Kiev per il mancato funzionamento dell'oleodotto Druzhba - in verità colpito dai droni russi - e dunque messo a rischio la loro “sovranità energetica”. Terminate le riparazioni, è arrivato il via libera. Il fatto che Orban abbia perso le elezioni sembra quasi una coincidenza. Naturalmente non lo è. Ora gli occhi sono puntati sulla procedura scritta avviata dopo il voto al Coreper, ovvero la conferma richiesta alle capitali per poter formalizzare le decisioni al Consiglio Ue. Scade oggi alle 12 e se non arrivano obiezioni si procederà.

Stessa storia per il 20° pacchetto di sanzioni, che contiene alcune misure molto forti per contrastare la flotta ombra russa, decisiva per piazzare il petrolio in giro per il mondo. «Lo sblocco è il segnale giusto nelle circostanze attuali: la Russia deve porre fine alla guerra e gli incentivi in tal senso potranno emergere solo quando sia il sostegno all'Ucraina che la pressione sulla Russia saranno sufficienti», chiosa Zelensky.

Ora resta da vedere se da Budapest arriveranno segnali di svolta strutturali. L’altro osservato speciale è il processo di allargamento. Orban aveva bloccato tutto, con la ferma opposizione all'apertura dei capitoli negoziali, passaggio fondamentale per avviare il lavoro, già di per sé lungo e difficile. La Commissione e gli Stati membri sono andati avanti lo stesso con il lavoro tecnico. Bruuxelles ha dato il parere favorevole ad aprire tutti e sei i capitoli negoziali, chiedendo al Consiglio di fare la sua parte.

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