L’operazione.

Ozieri, trovate 1800 piante di cannabis 

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Allevatore, incensurato e coltivatore di cannabis. Questo l’identikit del 53enne, originario di Tula arrestato, la mattina di tre giorni fa, dai carabinieri della Compagnia di Ozieri che hanno scovato una piantagione illegale di sostanza stupefacente in una tenuta vicino a Sant’Antioco di Bisarcio, frazione del Comune di Monteacuto. Un appezzamento di terreno poco distante dall’azienda zootecnica di proprietà dell’uomo, su cui da tempo si erano accesi i riflettori dei militari dell’Arma. I carabinieri sono intervenuti sul posto dopo un periodo di osservazione che ha consentito di raccogliere le prove dell’attività illecita dell’indagato, capace di allestire una piantagione di discrete dimensioni dove erano presenti 1880 piante di cannabis.

Il blitz delle forze dell’ordine ha visto la partecipazione anche dei militari dello squadrone Cacciatori Sardegna di Abbasanta e del 10° Nucleo elicotteri di Olbia che, sorvolando sull’area interessata, hanno dato la copertura ai militari in azione a terra. Giunti nella tenuta questi hanno fermato il 53enne procedendo subito con la perquisizione personale ed estendendo le verifiche anche all’azienda e all’autovettura. Durante i controlli le forze dell’ordine hanno rinvenuto una serie di armi che hanno portato ad aggiungere un’altra accusa a suo carico, quella di detenzione di armi clandestina, oltre alla produzione illegale di cannabis indica. In azienda sono stati scoperti una doppietta, alterata e dalla matricola abrasa. Sia le canne parallele che il calciolo erano stati tagliati in modo artigianale così da nasconderlo. Oltre a questo i militari hanno sequestrato pure quattro cartucce per fucile calibro 22, due cartucce calibro 16, undici cartucce calibro 12 e una pistola a salve senza il tappo rosso previsto dalla legge. L’allevatore si è attribuito la proprietà dell’arma e non ha opposto resistenza venendo trasferito prima negli uffici della Compagnia di Ozieri e, mercoledì 29, in tribunale a Sassari per l’udienza di convalida, dove, difeso dagli avvocati Costanzo Foddai e Antonio Falchi, doveva rispondere pure del reato di ricettazione. La pm Ilaria Achenza ha chiesto per l’indagato gli arresti domiciliari, misura poi disposta dalla giudice Valentina Nuvoli.

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