Allarme droga

«La criminalità organizzata dietro le maxi-coltivazioni scoperte in Sardegna» 

L’allarme di Patronaggio e Sabelli, magistrati a capo degli inquirenti 

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«La Sardegna è uno dei maggiori poli di coltivazione della cannabis a livello nazionale, grazie al clima e alla presenza di ampie aree poco abitate, anche se non mancano piantagioni estese in serra. Quanto alla cocaina, i quantitativi maggiori giungono attraverso i porti, occultati nei veicoli, o scaricati dalle imbarcazioni su spiagge isolate». Con i suoi quattro sostituti della Direzione distrettuale antimafia, il Procuratore della Repubblica di Cagliari, Rodolfo Sabelli, capo della Dda, coordina pressoché tutte le più importanti indagini sul traffico di droga che coinvolgono l’Isola. Per questo non è rimasto stupito dal dato pubblicato nella “Relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia” che, analizzando l’anno 2025, ha proiettato la Sardegna ai vertici della produzione e della commercializzazione di marijuana, con dati preoccupanti anche sulle droghe sintetiche e cocaina.

Il primato sardo

Per quanto riguarda la marijuana – si legge nella relazione – l'Isola detiene il primato assoluto: 121.678 piante sequestrate su 206.589 totali in Italia, pari al 59% nazionale, con un rapporto di 10.364 piante ogni 100 mila abitanti, ben oltre la Calabria (3.170). Il dato nazionale mostra un aumento del 38% delle piante sequestrate rispetto al 2024, complice un clima isolano favorevole alla coltivazione all’aperto. Ma anche sul totale delle droghe sequestrate la Sardegna spicca, con 505 kg ogni 100 mila abitanti, contro una media italiana di 125. Per le droghe sintetiche in pastiglie, ad esempio, nella regione si sono registrati ancora una volta il 59% dei sequestri nazionali, seppur su numeri assoluti contenuti (21.372 compresse totali); mentre sulla cocaina, il dato regionale è di 21 kg ogni 100 mila abitanti, inferiore solo a Toscana, Liguria, Lazio e Campania. Numeri che proiettano la Sardegna tra le regioni con il maggiore consumo, produzione e il transito di droga. «Considerata la posizione della Sardegna», prosegue Sabelli, «si può ritenere che essa sia anche utilizzata come base logistica. Dai procedimenti condotti anche in passato emerge come dietro al traffico di droga nell’Isola operino gruppi organizzati locali, nazionali e stranieri. Il contrasto a questi fenomeni, ai quali spesso si collegano la disponibilità di armi e azioni violente, costituisce una delle priorità della Dda di Cagliari.».

La situazione regionale

Una situazione seguita da vicino anche dal Procuratore generale della Corte d’appello di Cagliari, Luigi Patronaggio, che vigila sulle attività di tutti gli uffici inquirenti del distretto: Cagliari, Nuoro, Sassari, Oristano, Lanusei, Tempio. «Il dato fornito al Parlamento conferma l’allarme lanciato dal mio ufficio già due anni fa», conferma, «La marijuana prodotta, assolutamente superiore a quella richiesta dal mercato illegale interno, prende la via dell’esportazione o più di frequente diventa merce di scambio con la droga pesante». Ma il dato sul numero e sulla dimensione dei sequestri è anche un segnale incoraggiante, almeno sulla qualità delle indagini. «La Dda di Cagliari, in sinergia con le Procure circondariali dell’Isola, secondo le linee guida concordate con il mio ufficio, ha risorse personali e tecniche in grado di contrastare il fenomeno», prosegue Patronaggio, «In particolare già da tempo ho impartito disposizioni di non fermarsi all’arresto del coltivatore, ma di risalire la filiera criminale. Oggi una piantagione, tra irrigazione automatica, capannoni per l’essiccazione, recinzione elettrificata, ha dei costi superiori alle possibilità economiche del singolo coltivatore. Oltretutto le forze dell’ordine, ormai da tempo, hanno di molto affinato le tecniche di controllo del territorio anche con mezzi aerei e droni».

L’emergenza droga
Dalle indagini più recenti che riguardano le droghe pesanti, invece, le Procure hanno individuato il nord dell’Isola come principale ingresso della cocaina e delle “sintetiche”. «I carichi arrivano spesso da Olbia e Porto Torres, passando dalla Spagna e dal Nord Italia», conclude Patronaggio, «l’ hascisc segue la tradizionale rotta dal nord Africa. Il dato nuovo ed allarmante è l’alleanza tra la criminalità organizzata sarda e organizzazioni continentali e albanesi». E sulle coltivazioni scoperte, ognuna con migliaia di piante, il Procuratore generale non ha dubbi: «Riteniamo», conclude, «che dietro il singolo coltivatore vi sia la criminalità organizzata sarda, quella delle rapine ai portavalori per capirci, che opera da centro di smistamento: serve il mercato interno, nei mesi dei picchi della movida estiva, ed esporta il rimanente».

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