Val di Susa

Il prefetto vieta il campeggio dei No Tav 

A Venaus più agenti che attivisti: bloccata la sistemazione delle tende 

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Più unità dei reparti antisommossa che attivisti: è successo nel presidio No Tav a Venaus, in Val di Susa, almeno nella prima parte della giornata di ieri, dove sino a sabato era stato organizzato il “Campeggio della Piana”, ma il prefetto di Torino l’ha vietato. Il movimento si è preparato comunque a trascorrere lì la notte, sotto la massima sorveglianza. In programma c’era la proiezione di un documentario sulla Palestina.

Le posizioni

«Andiamo avanti con le iniziative», hanno annunciato gli attivisti, mentre gli agenti – fino a un centinaio quelli che sono stati mandati sul posto – erano fermi a pochi metri, dall'altra parte della Provinciale 210. Si giocava a pallone, si cenava e si discuteva. I militanti si sono dati il proposito di non violare l'ordinanza che vieta il campeggio libero. «Possiamo mangiare, stare in piedi, seduti, sdraiati. Ma è meglio non mettere le tende», si sono detti nel pomeriggio di ieri, dopo aver risposto “no” alla polizia che chiedeva di allontanarsi. Fuori, un cartello beffardo recita “Ceci n'est pas un campeggio” (questo non è un campeggio), riecheggiando quel “Ceci n'est pas une pipe” di Magritte. «Non hanno base giuridica per farci andare via», dicono dal movimento.

I numeri

Ieri erano meno di cinquanta i giovani arrivati al presidio. I reparti mobili erano già schierati. Obiettivo: vietare l'accesso nell'area che avrebbe dovuto ospitare il “Campeggio della Piana”, poi trasformato, visto il divieto, in «serata di lotta». Il tutto a pochi giorni dagli attacchi ai cantieri della Torino-Lione nella vallata piemontese. «Sono stata minacciata di arresto», ha riferito Doriana, attivista che voleva partecipare al presidio di Susa. Ci sono «ragioni d'urgenza relativamente alle esigenze di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica», ha precisato il prefetto Donato Cafagna nell'ordinanza spiegando così la mancanza di comunicazione preventiva. Con altri due provvedimenti, è stato poi vietato il volto coperto in diversi comuni della Valle di Susa e l'accesso alle aree e ai sentieri nelle vicinanze dei cantieri Tav. Dopo l'iniziale sorpresa, i militanti si sono confrontanti nella piazza del mercato di Susa e hanno deciso di spostarsi.

L’impatto

A Venaus, poco più di tre chilometri da Susa, le camionette della polizia sono arrivate a meno di due ore dal montaggio delle prime tende. A seguito del rifiuto di abbandonare l'area, è stata notificata la quarta ordinanza del prefetto, che vieta il campeggio anche nell'area della ribattezzata “Borgata 8 dicembre”. Questione di «ordine pubblico» e «sicurezza». Il presidio di Venaus ha un grande valore per il movimento. «Parliamo del 2005 – ha ricordato la storica attivista Nicoletta Dosio – è stato il primo momento di grande impatto, con le persone anziane picchiate all'interno delle tende, il famoso dicembre del 2005».

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