La tragedia.

«Nuova morte sul lavoro, inaccettabile» 

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Epilogo tragico del 2025 a Sassari. Ettore Garau, elettricista di 56 anni, è morto l’ultimo giorno dell’anno schiacciato da una trave mentre lavorava all’interno del centro di stoccaggio del Gruppo Alimentare Sardo sulla strada 8 di Predda Niedda. L’incidente sul lavoro è avvenuto a metà mattina mentre l’uomo si trovava nel cestello, in cima al carrello elevatore, e il macchinario sarebbe stato manovrato a terra da un altro operatore.

Ancora sconosciute le cause dell’impatto fatale e se - e chi - sia stato il responsabile di quanto è accaduto, sempre che la tragedia non sia dovuta a un eventuale guasto meccanico. Purtroppo l’unica certezza è la morte di Garau, sassarese, sposata e padre di un figlio, professionista incaricato da una ditta esterna di lavorare nello stabilimento alla periferia del capoluogo turritano. Un intervento di manutenzione che si è concluso in modo drammatico provocando l’intervento dei carabinieri, dello Spresal, dei vigili del fuoco oltre che una inchiesta della procura della Repubblica coordinata dal pubblico ministero Giovanni Porcheddu. Il quale sta al momento vagliando le relazioni dei militari e della struttura dell’Asl per valutare, nel caso, l’iscrizione di una o più persone nel registro degli indagati. Intanto il magistrato ha disposto l’autopsia sul cadavere di Garau che verrà eseguita nei prossimi giorni dalla anatomopatologa Valentina Piredda nel complesso del Rizzeddu.

Sconcerto e dolore tra i parenti e gli amici del 56enne descritto dai colleghi come una persona molto educata e che non proferiva mai parole fuori posto. Originario del quartiere di Monte Rosello era un professionista del settore, alla mano e di fede calcistica juventina. «Lascerà un immenso vuoto», dichiara Paolo Piana, amico e collega con cui lavorava da tempo.

Intanto i sindacati rilanciano l’allarme sicurezza, tra l’altro a poca distanza dai convegni che si sono tenuti proprio a Sassari sul tema. Dove si è ricordato che, in Italia, ogni otto ore un lavoratore perde la vita e che le croci alla fine dell’anno superano quota mille. Otto invece nel nord Sardegna, territorio in cui sono in crescita gli infortuni nei settori dell’agricoltura, dell’edilizia, dei trasporti e dei servizi. «Le dimensioni ridotte delle imprese - afferma Sergio Mura, segretario confederale della Cisl - la catena degli appalti e subappalti e la mancanza di formazione strutturata rendono ancora più fragile il sistema di prevenzione». Era stato quindi accolto con favore il Protocollo d’Intesa sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, promosso a inizio 2025 dalla prefetta di Sassari, Grazia La Fauci, e sottoscritto da Cigl-Cisl-Uil. Un primo passo che non ha però impedito l’ennesimo decesso. Dita puntate poi, da parte delle organizzazioni di categoria sulla precarizzazione del lavoro che ha messo più a rischio gli operatori. «Lavoratori interinali - accusa Massimiliano Muretti, segretario territoriale della Cgil - tempi determinati, part time involontari, indeboliscono lavoratrici e lavoratori e li rendono deboli e ricattabili. Bisogna inasprire le sanzioni, servono controlli, servono ispettrici e ispettori sul campo». Al di là dei discorsi generali resta la morte di un uomo, scomparso in un giorno che avrebbe dovuto essere di festa. «Esprimiamo cordoglio e vicinanza alla famiglia della vittima e ai colleghi – conclude Fulvia Murru, segretaria generale della Uil Sardegna – ci stringiamo al loro dolore per questa perdita alla vigilia di Capodanno. È inaccettabile che ancora una volta un operaio esca per andare a lavoro e non faccia più rientro a casa. Non è una cosa che può accadere».

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