Le reazioni.

«Non è una tragica fatalità» 

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Il dolore e la rabbia dopo la morte di Carlo Spiga che ha perso la vita mentre lavorava al Porto canale. Un coro di voci per esprimere solidarietà e invocare interventi urgenti. Cgil, Cisl e Uil hanno scritto all'Autorità portuale della Sardegna e a Confindustria per la convocazione di un incontro sulla situazione nello scalo. Le organizzazioni sindacali «fortemente preoccupate per l'ennesimo incidente mortale», chiedono «la verifica dei sistemi e di tutte le procedure di sicurezza presenti» e sollecitano il coinvolgimento delle «aziende interessate».

La denuncia

Secondo la segretaria della Cgil sarda Simona Fanzecco, «la morte di Carlo Spiga non è una fatalità ma l'ennesima dimostrazione che c'è un problema di salute e sicurezza, che riguarda trasversalmente diversi settori e in particolare l'area portuale nella quale è accaduto due anni fa un altro incidente mortale». Per il segretario della Cisl Pier Luigi Ledda, «la Sardegna deve assumere la salute e la sicurezza sul lavoro come una vera priorità politica e sociale. La sicurezza non può essere una risposta all'emergenza. Deve diventare un'azione quotidiana e strutturale, costruita insieme da istituzioni, imprese, lavoratori, organizzazioni sindacali e da tutti i soggetti della prevenzione». La Uil, con la segretaria generale Fulvia Murru, ricorda che salgono a nove gli infortuni mortali sul lavoro avvenuti dall’inizio dell’anno. «Un numero altissimo, quasi uno al mese, non si può accettare ancora che si muoia per lavorare». E per fare luce sull’ultima tragedia, «devono essere fatte tutte le verifiche necessarie e accertate le responsabilità». L’Unione sindacale di base chiede «controlli sulle condizioni in cui operano i lavoratori portuali e sul rispetto delle norme in materia di prevenzione e tutela della salute».

La Regione

L’assessore regionale dell’Industria Emanuele Cani, ribadisce che «la tutela della vita e della salute dei lavoratori deve essere una priorità assoluta, in ogni settore produttivo e in ogni luogo di lavoro. Non è accettabile che una persona esca di casa per andare a lavorare e non vi faccia più ritorno. La sicurezza non può essere un obiettivo da perseguire soltanto dopo una tragedia: deve essere una responsabilità condivisa e una pratica quotidiana». Secondo Silvio Lai, deputato e segretario regionale del Pd, «il dovere di attendere gli esiti delle indagini non può diventare, per la politica, un alibi per restare ferma». E rivolto all’esecutivo nazionale: «Dopo quattro anni di governo, la premier Meloni e la ministra Calderone devono rispondere delle scelte e dei risultati anche sulla sicurezza del lavoro. Quanti controlli si riescono a effettuare? Con quale personale? Quali carenze restano nei territori? Quali risorse intendono mettere nella prossima legge di bilancio? È su queste domande che chiediamo risposte verificabili. Alla Regione chiediamo, per le proprie competenze, una verifica delle dotazioni e dell’operatività degli Spresal e un confronto immediato con i sindacati». Per il senatore del Partito democratico Marco Meloni, «prevenzione, formazione e controlli devono essere una priorità costante, non un impegno che si ricorda solo dopo una tragedia: nessuna esigenza produttiva può venire prima della vita delle persone».

La prevenzione

Il presidente regionale delle Acli Mauro Carta mette in evidenza «quanto la prevenzione a ogni livello sia essenziale per la costruzione di una cultura condivisa che metta al primo posto la tutela della vita e della dignità delle persone. Non possiamo rassegnarci a dover continuare a piangere morti per il lavoro». ( ma.ra. )

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