Stati Uniti

Fucilazione in diretta, il no di Trump 

Il presidente smentisce Hegseth ma chiede l’esecuzione per chi diffonde segreti 

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New York. Retromarcia di Donald Trump sulla fucilazione in diretta di Nidal Hasan, autore della strage di Fort Hood. Travolto dalle critiche bipartisan, il presidente ha annunciato che l'esecuzione avverrà come previsto davanti a un plotone d'esecuzione, ma senza streaming. La decisione sconfessa il capo del Pentagono Pete Hegseth, che aveva per primo annunciato la trasmissione pubblica e la cui iniziativa era stata poi rivendicata dallo stesso Trump. Per minimizzare lo strappo, il ministero della Difesa ha precisato che Hegseth sostiene il presidente e che i due sono «completamente allineati».

La proposta aveva incontrato il gelo anche all'interno dell'amministrazione, a partire dal vicepresidente JD Vance, che aveva liquidato l'ipotesi con un «non la guarderò». Dure le reazioni di vescovi, medici, veterani, militari e Nazioni Unite. Dal Congresso, in un raro slancio bipartisan, era arrivato un coro di richieste per cancellare la trasmissione.

Niente telecamere

In un lungo messaggio su Truth, Trump ha spiegato di aver inizialmente pensato che mostrare la fucilazione «avrebbe potuto costituire un forte deterrente», facendo vedere al mondo come gli Stati Uniti trattano «i terroristi e la feccia come Hasan». Ha però riconosciuto che molte persone perbene preferirebbero non assistere alla sua morte, né in streaming né attraverso altri mezzi visivi.

L'esecuzione si svolgerà quindi senza telecamere. I familiari più stretti delle vittime potranno assistervi di persona, se lo desiderano: «Meritano di vedere la giustizia in azione», ha scritto il presidente. Secondo indiscrezioni, Trump non sapeva che Hasan è costretto su una sedia a rotelle dopo la strage, nella quale uccise 13 persone e ne ferì 32, e questo avrebbe contribuito alla decisione iniziale di autorizzare la diretta.

Democratici all’attacco

L'episodio alimenta le critiche a un presidente descritto dagli oppositori come sempre più fuori controllo, anche alla luce dei recenti comizi per sostenere i candidati repubblicani alle elezioni di metà mandato. In Arizona Trump ha accusato i democratici di voler «evirare i vostri figli», sostenendo che un ragazzo potrebbe uscire di casa come Jimmy e tornare tre giorni dopo come Janet. Si è definito «un genio» e «il numero uno su TikTok», per poi attaccare i media e affermare che chi fa trapelare notizie dovrebbe essere fucilato. Ha citato la cancellazione di un attacco all'Iran, nei mesi scorsi, a causa di una fuga di notizie. Ha quindi rivendicato l'efficacia dei propri comizi per i candidati repubblicani, prendendo di mira gli aspiranti senatori democratici Abdul El-Sayed, in Michigan, e James Talarico, in Texas.

Repubblicani preoccupati

Dietro la sicurezza ostentata dal presidente crescono però i timori repubblicani in vista del voto. Nel partito molti considerano ormai probabile la perdita della Camera e temono di non riuscire a conservare il Senato. «Non sta aiutando», ammettono alcuni esponenti, mentre i sondaggi continuano a indicare Trump in difficoltà. Secondo una rilevazione di Fox, il suo tasso di approvazione è sceso al 36%, il livello più basso mai registrato dal network.

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