E il Pd blinda l’interim alla Sanità della presidente: «Un bene per l’Isola averla come assessora»

Il caso Schael scuote il Consiglio 

FdI: «È indagato? Si dimette?». Todde: «Tema che riguarda le aule giudiziarie» 

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Si parla del piano regionale dei servizi alla persona, ma in Aula il centrodestra riesce ad allargare il ragionamento alla gestione della sanità in generale: le questioni legate al futuro dei dg delle Asl, anche alla luce della sentenza di reintegro del direttore sanitario dell’azienda di Cagliari, e quelle che riguardano il direttore generale dell’assessorato Thomas Schael, con riferimento al fascicolo aperto dalla Procura di Chieti ma anche alle lettere trasmesse ai dg delle Asl locali sull’attuazione delle misure previste nel piano per superare il sovraffollamento nei pronto soccorso. «Schael è indagato sì o no?», ha chiesto il vicecapogruppo di FdI Fausto Piga rivolto alla governatrice Alessandra Todde, ieri in Aula nella sua veste di assessora ad interim alla Sanità. «Chi più di un direttore generale della Sanità ha la responsabilità organizzativa e gestionale del lavoro?», ha detto Piga, «comunque essere indagati non significa essere colpevoli. Infatti, non chiediamo le dimissioni di Schael, ce le aspettiamo. D’altra parte il M5S è sempre intransigente verso coloro che sono indagati, ma solo se fanno parte del centrodestra. Quando fanno parte del Campo largo si giustifica sempre tutto. Troppo comodo predicare bene e razzolare male». E ancora: «C’è il rischio che gli atti fatti dai direttori generali nominati in base a una norma incostituzionale possano essere nulli? Sarebbe uno tsunami amministrativo».

La replica

Todde ha risposto solo su Schael. «Per la gestione del Covid il presidente del mio partito (Conte ndr.) è stato indagato», ha ricordato la governatrice, «per me il fatto di essere indagati è un tema che deve essere gestito in Aule che non sono queste, credo fermamente alla separazione dei poteri e penso che quello giudiziario debba fare il percorso fuori da queste aule».Quanto poi alle lettere trasmesse da Schael ai direttori generali delle Asl: «Nel rapporto tra assessorato, direttori generali e direttore generale della Sanità, ognuno ha ruoli, responsabilità e doveri. E se il 4 aprile l’assessorato fa una delibera che parla di pronto soccorso - tutti siamo consapevoli delle problematiche affrontate quest’estate con la fine dei gettonisti – e fa delle linee guida, è compito del direttore generale della Sanità chiedere che queste linee guida siano messe in pratica, controllare, e a quel punto spetterà a me verificare. Questo non significa minacciare ma dire che tutti noi veniamo controllati, ognuno deve fare la propria parte e nessuno si può esimere, soprattutto quando si parla della salute dei sardi».

La presidente è stata attaccata anche da Corrado Meloni (FdI) che ha chiesto un suo passo indietro dalla guida dell’assessorato, da Alice Aroni (Udc) che ha richiamato l’attenzione sui possibili effetti della sentenza Massazza sull’assetto amministrativo, e dal capogruppo azzurro Angelo Cocciu («la sanità sarda è profondamente in crisi»). Fuori dal coro Alberto Urpi (Sardegna al Centro 20Venti): «Saluto positivamente il Piano strategico sui servizi alla persona, eviterei invece le divagazioni». In difesa della presidente il segretario del suo partito Alessandro Solinas (M5S): «Il lavoro messo in campo sulla sanità sta producendo risultati, dalle assunzioni alla riduzione delle liste d’attesa».

Il Pd

Poi, cosa non da poco, Todde è riuscita a incassare l’appoggio pesante del partito di maggioranza del Campo largo. Il capogruppo del Pd Roberto Deriu ha di fatto blindato l’interim: «Dobbiamo riconoscere che in questo momento il fatto che sia la stessa presidente a guidare l’assessorato alla Sanità abbia costituito e costituisca un vantaggio per la Sardegna».

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