Monastir.

«Non è accoglienza, è un ghetto» 

Il sopralluogo di consiglieri regionali e sindacalisti al centro per i migranti 

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«Questa non è accoglienza, è un ghetto. Uno Stato nello Stato in cui noi però non possiamo entrare». È la fotografia del Centro di prima accoglienza e Hotspot di Monastir tracciata ieri davanti all’edificio dal segretario nazionale dell’Anip Italia Sicura Flavio Tuzi, dai rappresentanti del sindacato e dai consiglieri regionali Alessandro Solinas e Gianluca Mandas.

Inadeguata

Al termine del sopralluogo di Tuzi e del sindacato negli edifici, il quadro descritto è quello di una struttura sottodimensionata rispetto alle presenze e con pesanti criticità sul piano della sicurezza di migranti e forze dell’ordine e delle condizioni igienico-sanitarie. Attualmente sarebbero circa 700 le persone presenti, dopo il trasferimento di un centinaio di migranti a Bologna. E il numero è destinato a crescere: nelle ultime ore sono arrivate 100 persone.

Ospiti

«All’interno ci sono anche donne e bambini e la struttura non può accoglierli», è stato detto durante l’incontro, «gli spazi non sono adeguati, ci sono persone che dormono all’esterno perché i posti letto non sono sufficienti. Ora le temperature lo consentono, ma in inverno?». Nel corso del sopralluogo sono state segnalate fognature a cielo aperto e problemi con acque nere, tombini e scoli dell’acqua.

Due servizi

Un altro nodo riguarda la contemporanea presenza di Cas (centro di accoglienza straordinaria) e Hotspot. Per Anip Italia Sicura dovrebbero essere separati fisicamente e funzionalmente perché sottoposti a procedure amministrative differenti. «I due gruppi seguono un trattamento diverso, non devono entrare in contatto», affermano dal sindacato, «oltre la gabbia si passano di tutto, ci è stato assicurato che le due aree verranno separate a settembre».

Consiglieri

Per i consiglieri regionali la vicenda deve avere un seguito istituzionale. «Quello che abbiamo visto è il risultato di una gestione politica fallimentare del Governo, che sta producendo un danno triplice su cittadini, forze dell’ordine e operatori. E anche sui migranti, costretti a vivere in condizioni che non possono essere considerate dignitose. Le prime vittime di questa gestione sono proprio loro», dichiara Solinas, che con Mandas assicura di portare il problema in Parlamento con l’interrogazione della senatrice Sabrina Licheri che si aggiunge a quella già presentata in Regione dai consiglieri Gianluca Mandas ed Emanuele Matta.

Municipio

Piena solidarietà anche dal Comune. «Il Cpa è una realtà che richiede un livello di attenzione e di sicurezza adeguato alla delicatezza delle attività che vi si svolgono», dichiara la sindaca Paola Ugas, «per questo ritengo indispensabile che agli operatori siano garantite condizioni di lavoro sicure, adeguati organici, mezzi e strumenti necessari per svolgere il proprio compito».

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