Il report.

«Niscemi, impossibile stabilizzare la frana» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Niscemi. Nessuna parete può puntellare la frana che lo scorso 25 gennaio ha inghiottito una striscia di case a Niscemi. Per evitare rischi bisogna mantenere l’attuale fascia di rispetto - ridotta a cento metri rispetto agli iniziali 150 - dal bordo della frana, «ancora in evoluzione attiva». Lo dice la seconda relazione dei docenti di Firenze, guidati dal geologo Nicola Casagli, incaricati dalla Protezione civile di redigere un rapporto. Quarantatré giorni dopo lo smottamento che ha messo in fuga circa 1.500 abitanti del centro storico di Niscemi, la cittadina ferita dovrà fare i conti con una lunga convalescenza. I tecnici, analizzando la situazione attuale e confrontandola con le frane del 1790 e del 1997, ipotizzano «un ulteriore arretramento del ciglio della scarpata, nell’ordine di alcuni metri», quanto basta per coinvolgere le case più vicine al precipizio, un’area che sarà soggetta alla delocalizzazione degli edifici fino a 50 metri dal bordo di distacco. Gli studi prevedono che l’equilibrio naturale del terreno - un misto di sabbia, calcareniti e argilla - farà sì che la parete verticale disegnata dalla frana s’inclini di trenta gradi, rosicchiando altra superficie e inoltrandosi verso l’abitato per almeno 44 metri. Applicando ulteriori coefficienti di sicurezza, l’estensione a cento metri della fascia di rispetto consente di non correre rischi.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi

COMMENTI