Non solo la Serie A: anche nei campionati regionali, e la Sardegna non fa eccezione, sono sempre più gli stranieri in rosa. Arrivano dall’Africa (molti dal Senegal), dal Sud America (spesso con passaporto comunitario) e dagli altri continenti, e dimostrano come anche i tornei di Eccellenza e Promozione (qualcuno non sardo c’è pure in Prima e Seconda Categoria) siano passati da una dimensione regionale a globale.
I dati
Nella stagione 2025-2026, sono stati 168 gli stranieri tesserati (su un totale di 2.408) fra Eccellenza e Promozione: il 6,97%. A questi possono essere aggiunti i 40 impiegati nelle 5 sarde di Serie D (su 165 giocatori che hanno collezionato minuti in campionato), che porta il numero a sforare quota 200 (208). In aggiunta, c’è da tenere conto di chi, arrivato da fuori, negli anni ha acquisito la cittadinanza italiana.
«Ormai, con la globalizzazione, il mondo è invaso dagli stranieri e si tratta di un fenomeno che esiste in tutte le regioni d’Italia: la Sardegna non può non farne parte», evidenzia Gianni Cadoni, presidente del Cr Sardegna e vicepresidente della Lnd – Area Centro. «I numeri nell’Isola, a mio avviso, sono assolutamente contenuti e dobbiamo sempre essere inclusivi. Ma mi auguro che nelle nostre squadre si cominci a puntare sui giovani».
Le motivazioni
Una delle cause di questo fenomeno è, senza dubbio, una differente richiesta a livello di ingaggio: spesso, gli stranieri hanno pretese inferiori rispetto ai giocatori locali. «Molte volte è così, però il rovescio della medaglia è dato dal fatto che nella maggior parte dei casi dopo un po’ decidono di andarsene, anche se li trattiamo come dei figli», ammette Tommaso Muntoni, direttore sportivo del Santa Teresa.
In altri casi, sono gli agenti (o gli allenatori) a proporre i calciatori alle società. Ed è capitato in tanti casi che ne abbiano portati diversi in un singolo club, oppure che uno di loro abbia dato indicazioni positive (come accade in generale con le società sarde) e abbia poi consigliato il trasferimento ad altri connazionali.
I campionati
Analizzando i due livelli principali del calcio sardo, la maggiore incidenza di stranieri è nel Girone A di Promozione: 74, di cui 43 comunitari e 31 extracomunitari. Nello stesso campionato, ma nel Girone A, c’è invece la presenza minore: appena 38, poco più della metà rispetto al raggruppamento del Centro-Nord Sardegna, di cui 23 comunitari e 15 extra.
L’Eccellenza, di contro, è una via di mezzo fra i due gironi di Promozione: i tesserati stranieri sono 56, 32 comunitari e 24 extracomunitari. Qui, negli anni, sono transitati giocatori non italiani di spessore, reduci da campionati di primo piano: c’è chi ha fatto la Serie A, la Serie B e in certi casi addirittura le competizioni internazionali europee o sudamericane. E contribuiscono ad alzare il livello qualitativo.
Il fenomeno
Con questi dati, la preoccupazione di diverse società è che non ci sia uno sbocco per la crescita dei giovani sardi. «Non possiamo bloccare nulla, ma i numeri sono in aumento e vigileremo sul fenomeno», anticipa il presidente Cadoni. «Se lavoriamo bene sui settori giovanili è evidente che arriveranno nelle prime squadre più italiani rispetto agli stranieri. Nei campionati nazionali può essere una risorsa finché rimane una percentuale accettabile, inizia a diventare un problema se non si considerano i nostri giovani».
Per questo, la proposta del presidente è chiara: «Convincere le nostre società ad avere coraggio, ossia investire sui nostri ragazzi anche a 18-19 anni», spiega. «Lo ha fatto il Cagliari lo scorso anno, con un bellissimo progetto sui giovani che ha portato a una brillante salvezza con un allenatore preso dalla Primavera. Andrebbe seguito anche da altri club». Fosse così, l’arrivo degli stranieri sarebbe davvero solo per migliorare la qualità.
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