Teulada.

«Morto per l’uranio impoverito, vittima del dovere» 

Ribaltata la sentenza del 2022, accolta l’istanza della vedova del sergente Antonio Cancedda 

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Dopo oltre cinquant'anni la storia di Antonio Cancedda, sergente dell'Esercito morto il 25 gennaio 2018, trova un riconoscimento. La Corte d'Appello di Cagliari, sezione civile in funzione di giudice del Lavoro, ha stabilito che il militare - ammalatosi di morbo di Hodgkin dopo le missioni al poligono di Capo Teulada - va considerato equiparato alle vittime del dovere. La sentenza, depositata il 18 settembre, ribalta quella del Tribunale che nel 2022 che aveva respinto la richiesta del militare deceduto.

La vicenda

Il collegio, presieduto dalla giudice Maria Luisa Scarpa (a latere Daniela Coinu e Francesco Parodo), ha dunque accolto le istanze della vedova del sergente, Graziella Favarolo e dei figli Alessio e Consuelo, tutti difesi dall’avvocato Angelo Fiore Tartaglia. Arruolato nel 1966 e assegnato alla Brigata Centauro di Bellinzago Novarese, Cancedda era stato inviato a Teulada per le esercitazioni a fuoco. Secondo la famiglia, il militare controllava i carri armati al rientro dall’attività, lavorando senza guanti né mascherine. Lasciato il servizio nel 1970, si ammalò pochi anni dopo. Il Ministero – difeso dall’Avvocatura dello Stato – aveva respinto le sue richieste, facendo così nascere una battaglia giudiziaria che si è combattuta sua al Tar che in sede civile.

La sentenza

Per i giudici, una volta provata l’esposizione al rischio tipico, la causalità si presume. Richiamando l'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, la sentenza ricorda che «grava sull'Amministrazione l’onere di dare la prova di una specifica genesi extra-lavorativa della patologia». Decisiva anche la situazione ambientale, descritta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta come «vera e propria condizione di disastro ambientale». Scrive la Corte: «Una situazione di compromissione ambientale tanto grave da rendere essenziale – già nel 1987 – l'interdizione dell'area non poteva ragionevolmente essere stata originata in un contenuto arco di tempo». Le nanoparticelle di metalli pesanti trovate nei tessuti nel 2011 dalla Nanodiagnostics, inoltre, non sono mai state contestate dal Ministero. Non provano direttamente il linfoma, ma sono un tassello della prova dell’esposizione. La conclusione è netta: «Il Ministero della Difesa non ha fornito – né, in verità, ha nemmeno allegato – alcuna prova contraria relativa all’intervento causale di fattori patogeni extralavorativi».

Il Ministero dovrà versare a vedova e figli la speciale elargizione (fino a 200mila euro complessivi) e gli assegni vitalizi: 1.033 euro mensili più 500 alla vedova, 500 a ciascun figlio. Sino alla sua morte, Antonio Cancedda è stato stato un simbolo della battaglia legale e civile legata alle vittime dell’uranio impoverito nei poligoni militari in Sardegna.

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