Previsioni.

Mercato immobiliare, crescita con incognite 

Aumentano le compravendite ma il rialzo dei tassi rischia di rallentarle 

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Il mercato immobiliare italiano tiene e crescerà anche nel corso di quest’anno, ma il rialzo dei tassi e la fine della politica monetaria espansiva porteranno il settore a un rallentamento, seppur lieve. Secondo le stime che emergono dal primo osservatorio sul mercato immobiliare di Nomisma, nel corso dell’anno le compravendite residenziali sono attese in aumento dell’1,8 per cento, per un totale di circa 780mila transazioni.

Dinamica positiva

La crescita più contenuta segue un 2025 di forte slancio: le operazioni di acquisto e vendita di immobili sono aumentate del 6,4 per cento, sostenute anche dall’aumento del ricorso al credito, con la quota di acquisti finanziati tramite mutuo salita al 45,9 per cento. Dinamica positiva anche sul fronte dei prezzi, che nei primi mesi del 2026 sono cresciuti del 2,3 per cento per le unità in ottimo stato e del 2,7 per cento per quelle in buone condizioni.

Propensione all’acquisto

Nonostante mutui più onerosi, prezzi elevati e una capacità di spesa limitata, le famiglie confermano una forte propensione all’acquisto, ancora percepito come più conveniente rispetto all’affitto. Il mercato immobiliare non è solo un indicatore economico, ma un pilastro della crescita e della qualità della vita per le persone e le comunità», spiega Fabio Mucci, ceo di Unicredit Re Services.

Negli anni è cresciuto anche l’interesse degli investitori stranieri, che oggi rappresentano il 55 per cento del totale nazionale. Ma c’è ancora da fare per attrarre capitali: «Dobbiamo lavorare per dare tempi certi», ha detto Andrea Bontempi, direttore generale di Nomisma, ricordando che uno straniero che viene in Italia «non vuole essere alla mercé di regole o tempi burocratici che rallentano la sua visibilità» sull’investimento realizzato.

Tensioni geopolitiche

Sul fronte macroeconomico pesano intanto le tensioni geopolitiche. Le crisi internazionali hanno già comportato un aumento dei costi di spedizione fino al 229 per cento rispetto al 2023 e, in generale, «la logistica e le materie prime diventano asset fondamentali della strategia industriale dei Paesi», ha osservato Lucio Poma, capo economista di Nomisma.

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