Trentasette persone hanno perso la vita in un solo giorno nel Mediterraneo, in due tragiche traversate della speranza che segnano l’ennesima emergenza umanitaria nel mare centrale. Nel Mar Egeo, al largo della costa turca di Bodrum, diciotto migranti sono morti a bordo di un gommone naufragato, mentre a circa 85 miglia a sud di Lampedusa, in acque Sar libiche, sono stati recuperati diciannove cadaveri, tra cui quello di una donna, probabilmente vittime del freddo e delle condizioni proibitive del viaggio.
La tragedia di Lampedusa
Il gommone partito da Abu Kammash, in Libia, trasportava circa ottanta persone: tre risultano disperse, mentre i soccorritori italiani hanno recuperato 58 superstiti, tra cui 16 donne e sette minori, di cui quattro non accompagnati. Alcuni adulti e due bambini sono stati trasportati al poliambulatorio di Lampedusa in stato di ipotermia e intossicati dai fumi di idrocarburi; due adulti in gravissime condizioni sono stati successivamente trasferiti in ospedali palermitani. La scena sulla motovedetta italiana, giunta a circa quattordici miglia dalla piattaforma petrolifera Bouri, è stata definita dai militari «straziante»: i superstiti tremavano per il freddo, semi incoscienti, accanto ai cadaveri.
Versioni differenti
Le testimonianze raccolte raccontano di partenze differenti: alcuni migranti dichiarano di essere salpati dalla costa libica lunedì, altri sostengono di aver lasciato le coste africane sei giorni prima. Tra i casi più drammatici, quello di un bambino di circa un anno, salvato dai soccorritori; la madre risulta tra le vittime. Una giovane donna ricoverata al poliambulatorio ha raccontato di averlo tenuto stretto durante tutto il viaggio e il trasporto sulla motovedetta, cercando di proteggerlo dal freddo.
Le autorità locali, avvalendosi di mediatori culturali, interpreti e personale della Croce Rossa, stanno cercando di ricostruire la dinamica dei fatti e identificare con precisione le vittime. Il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino, ha palato di «scene di pietà» e ha sottolineato le difficoltà aggravate dalle condizioni meteorologiche, con il mare in tempesta e collegamenti marittimi sospesi fino a sabato.
L’allarme dei volontari
Le organizzazioni non governative lanciano un allarme più ampio: Sea Watch segnala che almeno 104 persone sono morte negli ultimi tre giorni nel Mediterraneo centrale e avverte che altre imbarcazioni potrebbero trovarsi ancora in pericolo. Medici senza Frontiere sottolinea come molti decessi siano riconducibili all’ipotesi di ipotermia, aggravata dalle politiche di deterrenza europea, dall’ostacolo ai soccorsi e dalla mancanza di rotte sicure per raggiungere l’Europa. La tragedia mette nuovamente in luce l’urgenza di interventi efficaci e di corridoi sicuri per evitare altre perdite di vite umane nelle rotte migratorie.
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