Una tregua in cambio della riapertura dello stretto di Hormuz. È quanto starebbero negoziando Usa e Iran, nonostante la ridda di smentite e minacce incrociate. Lo riferisce Axios, sito solitamente ben informato sul Medio Oriente, citando tre funzionari statunitensi. Non è chiaro se i colloqui siano diretti o mediati, né se un accordo sia vicino. Anche Cina e Pakistan hanno proposto un’iniziativa di pace simile ma, riferiscono fonti di sicurezza pakistane, senza ricevere risposta. I mercati sembrano crederci, con le Borse in forte recupero mentre il prezzo del gas e del petrolio cala, benché l’Agenzia Internazionale dell’Energia stia valutando un nuovo rilascio d’emergenza di petrolio in aprile per evitare l’aggravarsi della crisi energetica. Londra intanto ospita un vertice sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz con (finora) 35 Paesi, tra cui l’Italia, che sarà rappresentata in videocollegamento dal ministro degli esteri Antonio Tajani. Donald Trump, dopo aver previsto altre due-tre settimane per «finire il lavoro», ha annunciato che considererà la tregua solo se lo Stretto verrà riaperto. «Il nuovo presidente del regime iraniano, molto meno radicalizzato e ben più intelligente dei suoi predecessori, ha appena chiesto agli Stati Uniti d'America un cessate il fuoco!», ha scritto su Truth, inciampando in una gaffe, dato che Teheran ha un nuovo leader supremo ma non un nuovo presidente. «Valuteremo la situazione quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sgombro. Fino ad allora, distruggeremo l’Iran o, come si dice, lo riporteremo all’età della pietra!!!», ha avvisato il presidente, che potrebbe fare nuovi annunci nel suo discorso alla nazione nella notte italiana. L’Iran ha tuttavia negato qualsiasi richiesta di cessate il fuoco e qualsiasi negoziato diretto con Washington. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha affermato che lo Stretto di Hormuz resta saldamente sotto il suo controllo e che rimarrà chiuso ai nemici del Paese, mentre il ministero degli Esteri ha dichiarato che le affermazioni del presidente Usa su una richiesta di cessate il fuoco da parte di Teheran sono «false e infondate». Il giorno prima il presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva spiegato di essere disposto a porre fine alla guerra solo se gli Stati Uniti interromperanno gli attacchi e offriranno garanzie contro una ripresa del conflitto. Molti analisti ritengono che le decisioni in Iran siano attualmente nelle mani delle fazioni più dure, dopo che l’offensiva americano-israeliana sembra aver trasformato un regime teocratico in un regime prettamente militare, nella mani dei pasdaran. Un puntello ad un accordo temporaneo potrebbe arrivare dal vertice su Hormuz convocato dal premier britannico Keir Starmer. Il summit sarà presieduto dalla ministra degli Esteri, Yvette Cooper. A seguito dell’incontro, i responsabili militari si riuniranno per «esaminare come schierare le nostre capacità e rendere lo Stretto accessibile e sicuro una volta terminate le ostilità».
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